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Trump, la richiesta alla CISA: testare in segreto una macchina per il voto

Due ex funzionari raccontano una richiesta mai eseguita: cercare falle senza informare il produttore.

Giulia Piretti
Giulia Piretti20 ottobre 2026
Trump, la richiesta alla CISA: testare in segreto una macchina per il voto
Foto di Bergstrand Consultancy da Unsplash

Una macchina per il voto da procurare in segreto, eventuali falle da riferire alla Casa Bianca e nessun avviso al produttore. È la richiesta che alcuni funzionari di nomina politica del Dipartimento della Sicurezza interna statunitense avrebbero rivolto alla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), l’agenzia federale che contribuisce a proteggere le infrastrutture digitali del Paese. Il test, secondo la ricostruzione disponibile, non è stato eseguito. A raccontare l’episodio a ProPublica, nell’inchiesta pubblicata il 19 ottobre 2026, sono stati due ex funzionari a conoscenza della richiesta.

La distinzione è essenziale: non c’è, in questa vicenda, una macchina compromessa né una modifica accertata dei voti. C’è invece una domanda su che cosa debba accadere dopo la scoperta di una vulnerabilità, cioè un difetto sfruttabile per aggirare le protezioni di un sistema. Tenerla nascosta a chi può correggerla non equivale a rendere il voto più sicuro.

Il caso arriva mentre gli Stati Uniti si preparano alle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026. Per noi in Italia non descrive il funzionamento dei seggi nazionali, ma pone una questione familiare a qualunque infrastruttura pubblica digitale: chi riceve le segnalazioni di sicurezza, chi decide come intervenire e chi può controllare che il problema sia stato risolto? La data delle elezioni statunitensi è indicata nei materiali della U.S. Election Assistance Commission.

La richiesta e ciò che non sappiamo

Secondo i due ex funzionari sentiti da ProPublica, la richiesta risale ai primi mesi del secondo mandato di Donald Trump. Gli incaricati politici volevano che la CISA ottenesse una macchina elettorale, ne cercasse le debolezze e trasmettesse i risultati affinché arrivassero alla Casa Bianca. L’indicazione di non informare il produttore, riferiscono le fonti, ha allarmato il personale dell’agenzia.

I dipendenti della CISA avrebbero risposto più volte che l’operazione non era realizzabile. Fra le ragioni riportate c’è la perdita, a seguito dei tagli associati al Department of Government Efficiency (DOGE), il programma di riduzione della spesa pubblica promosso dall’amministrazione, di specialisti capaci di svolgere quel tipo di test. I funzionari politici hanno infine smesso di insistere. Non sono stati resi noti, nella ricostruzione, il modello della macchina, un produttore coinvolto o risultati tecnici di una prova: attribuire al caso una falla specifica sarebbe infondato.

Una richiesta non è una prova di brogli

Le testimonianze riguardano un’operazione proposta e non portata a termine. Non dimostrano che una macchina sia stata violata, che esista una vulnerabilità in un modello preciso o che un’elezione sia stata alterata.

Contattata da ProPublica, la Casa Bianca ha difeso l’operato del presidente in materia di integrità elettorale. Il Dipartimento della Sicurezza interna e la CISA non hanno risposto alle richieste di chiarimento riportate dalla testata. La posizione pubblica della Casa Bianca, dunque, non fornisce una spiegazione specifica del perché il produttore avrebbe dovuto restare all’oscuro.

Il presidente Trump ha fatto più di qualsiasi altro presidente per garantire elezioni libere e corrette.

Lauren Bis, portavoce della Casa BiancaDichiarazione inviata a ProPublica, 19 ottobre 2026; traduzione dall’inglese

Trovare una falla serve solo se qualcuno può correggerla

Mettere alla prova la sicurezza di un dispositivo non è di per sé sospetto. È il principio dei test condotti da specialisti che provano a individuare errori prima che lo faccia un aggressore. La differenza sta nelle regole: autorizzazione, documentazione dei risultati e coinvolgimento dei soggetti che possono rimediare.

Nel settore si parla di divulgazione coordinata delle vulnerabilità: chi scopre un difetto lo comunica alle parti interessate, dando il tempo di preparare correzioni e indicazioni per gli utenti prima di renderne pubblici i dettagli. È simile a scoprire che una serratura difettosa è installata in molti edifici: avvisare chi la produce e chi gestisce gli ingressi permette di sostituirla; conservare l’informazione in un cassetto lascia le porte esposte. In un rapporto sulle proprie attività, la stessa CISA descrive la collaborazione con i fornitori come parte del processo di correzione.

Perché non basta «tenere segreta» una vulnerabilità

Non pubblicare subito i dettagli tecnici può essere prudente: evita di offrire istruzioni a possibili aggressori prima che esista una soluzione. Non informare nemmeno il produttore è un’altra scelta, perché può impedire di sviluppare una correzione e distribuirla a chi usa il sistema.

Questo non significa che il produttore debba essere l’unico a conoscere il problema. In un sistema elettorale contano anche le autorità responsabili delle macchine installate, i laboratori di verifica e le procedure per stabilire se un difetto riguardi dispositivi già in uso. Il punto critico della richiesta riferita da ProPublica non è dunque il tentativo di cercare falle, ma l’ipotesi di far arrivare i risultati alla leadership politica escludendo chi avrebbe potuto intervenire sul prodotto.

Il risultato di un’elezione non dipende da una sola macchina

«Macchina per il voto» è un’espressione che riunisce strumenti diversi: alcuni aiutano a compilare la scheda, altri leggono e conteggiano schede cartacee, altri ancora registrano la scelta dell’elettore. Una debolezza trovata in un dispositivo meriterebbe un’indagine seria, ma non dimostrerebbe automaticamente che siano stati modificati voti o risultati. Per capirne la portata bisognerebbe conoscere il modello, la configurazione, dove è installato e quali controlli vengono applicati.

Un dato aiuta a ridimensionare sia gli allarmi generici sia la tentazione di ignorare i rischi. Nel rapporto sulle elezioni del 2024, la U.S. Election Assistance Commission (EAC), l’ente federale che raccoglie dati e definisce linee guida per i sistemi di voto, rileva che oltre il 98% delle giurisdizioni elettorali usava apparecchiature con cui gli elettori compilano una scheda cartacea o che producono una registrazione cartacea verificabile. La percentuale riguarda le giurisdizioni, non la quota degli elettori: sono misure differenti.

La carta offre una possibilità concreta di controllo indipendente dal conteggio elettronico, purché sia conservata in modo affidabile e sottoposta alle verifiche previste. Un audit post-elettorale, cioè il confronto fra un campione di schede e il conteggio prodotto dal sistema, non rende impossibile ogni errore. Consente però di cercare discrepanze con prove osservabili, anziché affidarsi soltanto a una dichiarazione sul funzionamento del software. Le Voluntary Voting System Guidelines, le linee guida statunitensi per valutare le macchine, includono requisiti di sicurezza e verificabilità; la loro applicazione dipende anche dalle norme dei singoli Stati.

Una falla in una macchina proverebbe che un’elezione è stata falsata?
No. Proverebbe l’esistenza di un problema tecnico nelle condizioni in cui è stato osservato. Per valutare un’elezione servirebbero inoltre elementi sull’uso effettivo della falla e verifiche dei risultati, incluse quelle sulle schede cartacee quando disponibili.
I sistemi americani hanno tutti le stesse regole?
No. Gli Stati gestiscono le elezioni secondo procedure proprie. Gli standard e la certificazione federali offrono un riferimento, ma le regole applicabili e i controlli possono variare da uno Stato all’altro.

I tagli alla CISA e il problema della fiducia

La richiesta raccontata dai due ex funzionari mette in luce un paradosso: chiedere a un’agenzia un’operazione tecnica complessa mentre si riducono le competenze necessarie per svolgerla. ProPublica stima che, nel secondo mandato di Trump, oltre mille dipendenti siano stati licenziati o abbiano lasciato la CISA, riducendone l’organico di circa un terzo. La testata riferisce anche di una proposta di bilancio per il 2027 che taglierebbe ulteriormente i finanziamenti: una proposta, non una riduzione già approvata.

La sicurezza elettorale non consiste soltanto nel trovare difetti nelle macchine. Richiede che autorità locali, esperti federali e produttori si scambino tempestivamente informazioni affidabili. Diversi responsabili elettorali sentiti da ProPublica hanno descritto una minore assistenza da parte della CISA durante la preparazione del voto del 2026; alcuni hanno detto di avere meno fiducia nel condividere dati con l’agenzia. Sono valutazioni e testimonianze attribuite alle persone intervistate, non una misura uniforme dei servizi ricevuti da tutti gli Stati.

La conseguenza potenziale è facile da immaginare: quando una parte teme che una segnalazione tecnica possa essere trattenuta o usata fuori dal suo contesto, può diventare meno incline a condividerla. È un rischio distinto dalla scoperta di una falla, ma può indebolire la capacità di individuarla e correggerla. Per questo contano tanto le procedure pubbliche e verificabili quanto la bravura dei singoli specialisti.

La lezione per l’Italia: controlli comprensibili, non fiducia al buio

Il confronto con l’Italia va fatto senza sovrapporre sistemi diversi. Da noi, nelle consultazioni nazionali, il voto al seggio si esprime su schede cartacee e lo scrutinio riguarda quelle schede: il Ministero dell’Interno lo ha descritto, per esempio, nel resoconto del referendum costituzionale del marzo 2026. Il caso statunitense non indica quindi che nei seggi italiani sia presente la macchina oggetto della richiesta alla CISA.

Ci riguarda però il principio. Anche dove il voto è cartaceo esistono strumenti digitali per comunicare dati e pubblicare risultati; la loro affidabilità dipende da responsabilità chiare, segnalazioni gestite correttamente e possibilità di confrontare i numeri con i verbali e le schede. La tecnologia cambia da Paese a Paese, mentre resta identica la domanda da porre alle istituzioni: se qualcuno scopre un difetto, esiste un percorso che porti a correggerlo e a verificarne gli effetti?

È questa la misura più utile per leggere la vicenda americana. Non basta sapere che una macchina può essere testata, né accettare rassicurazioni prive di riscontri. La sicurezza del voto diventa credibile quando un problema può essere segnalato, affrontato da chi ne ha la responsabilità e controllato senza dover credere sulla parola a nessuno.

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