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SpaceX e Tesla valutano la fusione: due comitati esaminano l’operazione

Musk è favorevole, ma non partecipa alle trattative: nessun accordo è stato raggiunto.

Marta Jam
Marta Jam21 ottobre 2026
SpaceX e Tesla valutano la fusione: due comitati esaminano l’operazione
Foto di Anirudh da Unsplash

SpaceX ha investito 16,4 miliardi di dollari nella sua divisione di intelligenza artificiale in soli tre mesi. È il numero che aiuta a capire perché Elon Musk vorrebbe avvicinare ancora di più l’azienda spaziale a Tesla: costruire sistemi AI richiede chip, energia, impianti e capitali su una scala che va ben oltre i razzi. La cifra riguarda gli investimenti del terzo trimestre 2026, non le spese complessive dell’azienda. È riportata nei risultati trimestrali depositati da SpaceX.

Il 20 ottobre Musk ha confermato durante la conferenza con gli investitori che SpaceX e Tesla hanno costituito ciascuna un comitato speciale di amministratori indipendenti per discutere una possibile fusione. Non c’è però un accordo, né una garanzia che le due società arrivino a proporne uno. I comitati stanno esaminando un’ipotesi, non ratificando una decisione già presa.

Perché Musk non siede al tavolo

Musk guida entrambe le aziende. È favorevole all’idea di unirle, ma proprio questo doppio ruolo gli impedisce di rappresentare contemporaneamente gli interessi degli azionisti di Tesla e di quelli di SpaceX nella trattativa. Un prezzo o un rapporto di scambio vantaggioso per una società potrebbe non esserlo per l’altra. Musk ha detto di non partecipare alle discussioni dei due comitati a causa del proprio conflitto d’interessi.

Pensare che una fusione tra SpaceX e Tesla sia certa sarebbe un’esagerazione.

Elon MuskConferenza sui risultati trimestrali di SpaceX, 20 ottobre 2026; traduzione dall’inglese

Un comitato indipendente serve a valutare l’operazione dalla prospettiva della propria società: è come incaricare due periti distinti di esaminare lo stesso immobile, uno per chi vende e uno per chi compra. Non significa che i due raggiungeranno la stessa valutazione. Musk ha precisato che i comitati non hanno concordato i termini di alcuna transazione e che, in seguito, sarebbe necessario il sostegno degli azionisti.

Una fusione non è stata annunciata

Sono stati annunciati i comitati che discutono l’ipotesi. Non sono stati comunicati prezzo, rapporto di scambio delle azioni, struttura dell’operazione o calendario. Musk ha indicato il voto degli azionisti Tesla come uno degli ostacoli principali.

I conti spiegano la nuova identità di SpaceX

SpaceX non è più soltanto un’azienda di lanci spaziali e internet satellitare. Nei risultati del trimestre concluso il 30 settembre 2026, la divisione che l’azienda chiama Super Intelligence — in precedenza classificata come intelligenza artificiale — ha generato 7,56 miliardi di dollari di ricavi. Ha superato sia la connettività, che comprende Starlink, sia le attività spaziali. Il nome della divisione descrive l’organizzazione dei conti di SpaceX: non dimostra che i suoi sistemi abbiano raggiunto una «superintelligenza».

Attività SpaceXRicavi nel terzo trimestre 2026Investimenti nel trimestre
Intelligenza artificiale7,56 miliardi di dollari16,44 miliardi di dollari
Connettività, inclusa Starlink5,25 miliardi di dollari1,54 miliardi di dollari
Attività spaziali1,77 miliardi di dollari1,61 miliardi di dollari
Dati SpaceX per il trimestre concluso il 30 settembre 2026, arrotondati. Gli investimenti non sono la stessa cosa dei costi operativi.

Per investimenti si intendono qui le spese in beni destinati a durare nel tempo, come infrastrutture e capacità di calcolo: più simili alla costruzione di una fabbrica che alla bolletta mensile della fabbrica. Dei 19,59 miliardi di dollari investiti complessivamente da SpaceX nel trimestre, circa 16,44 miliardi sono andati alla divisione AI. La stessa divisione ha registrato un utile operativo trimestrale di 431 milioni, ma nei primi nove mesi del 2026 il suo risultato operativo resta negativo per 3,3 miliardi. La crescita dei ricavi, quindi, non cancella il peso della corsa agli investimenti.

Ricavi, utile e investimenti non sono intercambiabili

I ricavi sono ciò che un’azienda incassa dalle vendite. L’utile operativo è ciò che resta dopo i costi legati all’attività. Gli investimenti finanziano invece beni e infrastrutture utilizzati nel tempo: confrontare direttamente queste tre cifre può dare un’impressione sbagliata della salute di un’impresa.

Tesla e SpaceX collaborano già: cosa aggiungerebbe una fusione?

Una fusione non partirebbe da zero. Nel suo rapporto finanziario sul secondo trimestre 2026, Tesla dichiara di aver registrato 318 milioni di dollari di ricavi da SpaceX nel periodo, legati all’acquisto dei sistemi di accumulo energetico Megapack. Tesla riferisce inoltre di aver investito 2 miliardi di dollari in azioni SpaceX nel marzo 2026, ottenendo una partecipazione inferiore all’1%. Sono rapporti economici concreti, non soltanto progetti evocati da Musk.

Durante la conferenza con gli investitori, Musk ha indicato fra i possibili vantaggi di una maggiore integrazione lo sviluppo di software AI, la progettazione di chip, la robotica, il progetto industriale Terafab e la connettività. La logica è comprensibile: Tesla lavora su veicoli, batterie e robot; SpaceX su satelliti, reti e capacità di calcolo. Metterle sotto lo stesso tetto potrebbe semplificare alcune decisioni e la distribuzione delle risorse. Potrebbe, però, non equivale a un vantaggio dimostrato per gli azionisti.

La domanda decisiva è che cosa una fusione permetterebbe di fare meglio rispetto agli accordi commerciali già esistenti. Le due aziende possono collaborare e comprarsi prodotti senza diventare un’unica società. Per giustificare un’operazione di questa portata, i comitati dovranno valutare benefici, costi e ripartizione dei rischi per entrambe le basi di azionisti; sono questioni che i risultati di un solo trimestre non possono risolvere.

Valutazione miliardaria non significa valore garantito

Le stime che descrivono un gruppo da oltre 3.600 miliardi di dollari vanno lette con cautela: sommare le valutazioni delle due società non stabilisce il prezzo di una fusione, né quanto riceverebbero i rispettivi azionisti. Il valore di mercato delle azioni cambia, mentre i comitati non hanno ancora concordato i termini dell’eventuale operazione. Presentare quella somma come il valore già deciso della nuova società sarebbe prematuro.

C’è poi un problema meno spettacolare dei numeri, ma più importante: decidere chi si assumerebbe i costi della crescita dell’AI. Starlink ha prodotto 2,37 miliardi di dollari di utile operativo nel terzo trimestre, più dei 431 milioni della divisione AI; quest’ultima, però, ha assorbito la grande maggioranza degli investimenti. Una fusione metterebbe nello stesso gruppo attività con profili economici molto diversi. Per gli azionisti Tesla, capire come verrebbero finanziate quelle spese sarebbe essenziale quanto conoscere le promesse sui futuri prodotti.

Musk ha affermato che, sul versante Tesla, servirebbe il voto favorevole di almeno metà di tutte le azioni, non soltanto di quelle rappresentate al voto. È un requisito che ha presentato come particolarmente difficile da raggiungere. Prima ancora di discutere il risultato di una votazione, tuttavia, occorrerebbe una proposta definita da sottoporre agli azionisti.

Perché la notizia riguarda anche l’Europa

L’eventuale accordo nascerebbe negli Stati Uniti, ma non sarebbe necessariamente una questione soltanto americana. Tesla vende anche nei mercati europei e SpaceX offre servizi di connettività attraverso Starlink: per noi, l’interesse non riguarda solo la Borsa, ma anche il modo in cui prodotti, reti, energia e AI potrebbero essere gestiti da un unico gruppo. L’impatto concreto dipenderebbe comunque dalla struttura di una fusione che oggi non esiste.

La Commissione europea spiega che le sue regole sul controllo delle concentrazioni possono applicarsi anche ad aziende con sede fuori dall’Unione, quando operano nel mercato europeo e ricorrono le condizioni previste. Questo non significa che Bruxelles abbia già aperto un esame su Tesla e SpaceX: significa che, se i comitati arrivassero a un accordo, anche le conseguenze europee andrebbero verificate.

Per ora il fatto da tenere a mente è più semplice della cifra attribuita al possibile colosso: Musk vuole discutere l’unione di due aziende che già collaborano, ma ha lasciato la trattativa a due comitati e ha escluso che il risultato sia scontato. La vera notizia successiva non sarà un’altra valutazione ipotetica. Sarà scoprire se esiste una proposta capace di spiegare, con numeri e condizioni verificabili, perché unirle convenga più che lasciarle collaborare.

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