Leone XIV chiede di vietare le armi autonome: «L’AI va disarmata»
Il Papa sollecita regole internazionali prima del vertice di novembre a Ginevra


Un’arma può già individuare un bersaglio e colpirlo senza che una persona scelga quel bersaglio al momento dell’attacco. Il 30 ottobre 2026 Leone XIV ha chiesto agli Stati che si riuniranno a Ginevra in novembre di compiere passi concreti verso il bando delle armi letali autonome. Non è un appello contro ogni uso dell’intelligenza artificiale (AI): riguarda il punto in cui la velocità di una macchina può prendere il posto del giudizio umano sulla vita di qualcuno.
Nel discorso ai partecipanti a un incontro sull’AI, il Papa collega le armi alle banche dati dei controlli di frontiera e alle liste di persone sospette. La sua tesi è che una decisione capace di incidere sulla vita o sulla libertà non diventa più giusta soltanto perché è automatizzata: qualcuno deve poterla capire, contestare e correggere.
In questo articolo
Un’arma autonoma non è semplicemente un drone
Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, un’arma autonoma, una volta attivata, può selezionare un bersaglio e usare la forza senza un ulteriore intervento umano. Sensori e software confrontano ciò che rilevano con un profilo prestabilito: per esempio, le caratteristiche di un veicolo militare. Un drone pilotato a distanza, il cui operatore sceglie chi colpire e quando sparare, non rientra automaticamente in questa definizione.
Autonomia e AI non sono sinonimi
Un’arma può funzionare autonomamente con regole software relativamente semplici, senza usare AI. Viceversa, un sistema può usare AI per navigare senza scegliere i bersagli. Conta chi — o che cosa — prende la decisione di colpire.
Alcuni sistemi di difesa intercettano già automaticamente missili in arrivo. La preoccupazione della Croce Rossa cresce quando le armi operano in aree più ampie, per più tempo e contro bersagli meno circoscritti. Riconoscere un oggetto in avvicinamento è diverso dal valutare se una persona sia un combattente, un civile o qualcuno che si è arreso: il significato di ciò che i sensori vedono può cambiare in un istante.
«Disarmare» l’AI significa anche decidere chi risponde degli errori
Leone XIV aveva già sviluppato questa posizione nell’enciclica Magnifica humanitas, pubblicata a maggio. Per il Papa, disarmare l’AI significa sottrarla anche alla corsa per il potere economico e tecnologico, non spegnerla. Applicato alle armi, il principio diventa concreto: la decisione di usare forza letale deve restare sotto un controllo umano effettivo e deve essere possibile ricostruire come è stata presa.
Le macchine sono strumenti, non persone.
La frase chiarisce chi non può essere chiamato a rispondere di un danno: la macchina. Nel discorso del 30 ottobre, il Papa contesta l’idea di attribuire ai sistemi AI diritti o personalità giuridica, perché potrebbe rendere meno chiara la responsabilità di progettisti e utilizzatori. È una questione comprensibile anche fuori dal campo militare: quando un sistema commette un errore grave, la persona danneggiata ha bisogno di trovare un responsabile, non un’interfaccia a cui parlare.
A Ginevra si decide se passare dalle dichiarazioni ai negoziati
Dal 16 al 20 novembre 2026, a Ginevra, è prevista la settima conferenza di revisione della Convenzione su alcune armi convenzionali. L’incontro non equivale a un bando già concordato: per la Croce Rossa è l’occasione per avviare negoziati su nuove regole vincolanti. L’organizzazione propone di vietare le armi autonome dagli effetti imprevedibili e quelle progettate per colpire direttamente esseri umani, imponendo limiti rigorosi alle altre.
Il bando non è stato approvato
L’appello del Papa e la proposta della Croce Rossa indicano obiettivi, non un accordo già raggiunto. A Ginevra gli Stati dovranno decidere se e come proseguire verso nuove regole internazionali.
La discussione riguarda anche noi. In una dichiarazione del 7 ottobre, l’Unione europea ha chiesto che la conferenza apra una nuova fase negoziale. Il regolamento europeo sull’AI, l’AI Act, esclude invece i sistemi usati esclusivamente per scopi militari o di difesa: le regole per quelle armi vanno dunque cercate anche nei negoziati internazionali. La domanda che gli Stati porteranno a Ginevra è semplice da formulare e difficile da eludere: chi deve scegliere quando una macchina può sparare?


