Email sulla privacy e pixel invisibili: perché ne stanno arrivando tante
Il 29 ottobre scade il termine per adeguarsi alle regole italiane sul tracciamento delle email


Il 29 ottobre 2026 scade il termine dato dal Garante Privacy alle aziende per adeguarsi alle regole sui pixel di tracciamento nelle email. È una delle ragioni per cui molte caselle di posta si stanno riempiendo di aggiornamenti sulla privacy: i mittenti devono rendere più chiaro un sistema che può segnalare l'apertura di un messaggio senza che il destinatario se ne accorga. Lo ha ricordato il Garante nella newsletter dell'8 ottobre.
La scadenza non introduce una nuova tecnologia: porta allo scoperto una pratica già usata nell'invio di newsletter e comunicazioni commerciali. Per chi legge, la questione è semplice: ricevere un'email non dovrebbe significare automaticamente permettere al mittente di registrare quando la si apre.
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Perché le aziende stanno riscrivendo le informative proprio ora
Il Garante ha adottato le linee guida sui pixel nelle email il 17 aprile 2026. Pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile, hanno lasciato agli operatori sei mesi per adeguare informative, modalità di consenso e sistemi di revoca. La concentrazione dei messaggi in questi giorni è quindi comprensibile, anche se non ogni email che parla di privacy riguarda necessariamente i pixel.
Per le liste di contatti già in uso, le linee guida prevedono che il mittente informi i destinatari con il primo invio utile o in un altro momento appropriato e renda disponibile una revoca facile, anche limitata al tracciamento. Per i nuovi trattamenti, quando il consenso è necessario, va raccolto prima di usare il pixel. Un avviso sulla privacy, da solo, non equivale al consenso del destinatario.
Il pixel funziona come una ricevuta di lettura nascosta
Un pixel di tracciamento è una minuscola immagine, spesso invisibile, collegata a un server esterno anziché contenuta direttamente nell'email. Quando l'app di posta carica l'immagine, invia una richiesta a quel server. È un po' come chiedere a un negozio di consegnare una fotografia solo nel momento in cui apri una busta: la richiesta può rivelare che la busta è stata aperta. La scheda informativa del Garante spiega che, a seconda di come è configurato il sistema, possono essere raccolti anche dati come l'orario, il numero di aperture e informazioni tecniche sul dispositivo.
Che cosa misura davvero un'apertura?
Il pixel registra il caricamento di un'immagine remota: non dimostra che una persona abbia letto o compreso il messaggio. Non dà neppure accesso alle altre email presenti nella casella di posta.
Per un'azienda, sapere chi apre una promozione può servire a decidere quante altre email inviare o quali offerte proporre. L'effetto cambia quando il dato viene associato a una persona identificabile: una semplice misurazione della campagna può diventare un'osservazione delle abitudini del singolo destinatario. È su questo uso individuale che le regole chiedono particolare trasparenza.
Dire no al tracciamento non significa rinunciare alla newsletter
Le regole non vietano tutti i pixel. Secondo il Garante, il consenso è necessario, per esempio, quando il comportamento del singolo destinatario viene misurato per migliorare campagne promozionali o ricavarne preferenze commerciali. Possono invece esserci eccezioni per statistiche complessive che non permettono di seguire le singole persone, oppure per specifiche esigenze tecniche, di sicurezza o di servizio. La valutazione spetta al mittente, non a chi riceve l'email.
La possibilità più utile per il lettore è la revoca selettiva: chiedere di non essere più tracciato, continuando però a ricevere i messaggi desiderati. Il Garante precisa che il rifiuto del tracciamento non deve, per questo solo motivo, limitare la fruizione del servizio. Prima di premere un pulsante nell'ennesima email sulla privacy, vale dunque la pena capire se propone di gestire i pixel, di cancellare l'iscrizione oppure entrambe le cose.
Cosa puoi fare senza smettere di usare la posta
Il primo passo è cercare nelle comunicazioni dei mittenti conosciuti una voce dedicata alle preferenze di tracciamento. Se un messaggio ti chiede di inserire password o dati di pagamento per «aggiornare la privacy», evita il link e apri il servizio dal sito o dall'app che usi abitualmente: una scadenza normativa non rende affidabile qualsiasi email che la cita.
Puoi agire anche nelle impostazioni della posta. La guida di Gmail indica l'opzione «Chiedi prima di mostrare le immagini esterne»; Apple descrive invece una protezione di Mail che scarica i contenuti remoti in modo privato, senza legare il caricamento al momento in cui leggi il messaggio. Sono strumenti diversi, non una garanzia assoluta contro ogni forma di tracciamento.
Una scelta alla volta
Parti dalle newsletter che vuoi davvero conservare: controlla se offrono un'opzione per disattivare i pixel senza annullare l'iscrizione. Per quelle che non leggi più, la cancellazione resta la scelta più semplice.
Queste email possono sembrare l'ennesima richiesta burocratica. Letta con attenzione, però, la nuova informativa può restituirti una scelta concreta: continuare a ricevere ciò che ti interessa, senza consegnare anche il resoconto delle tue aperture.


