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HP, Asus e Acer riportano parte dei PC in Cina: l’IA cambia i costi

Le memorie rincarano e l’assemblaggio torna dove la filiera è più concentrata

Marco Piscopo
Marco Piscopo2 novembre 2026
HP, Asus e Acer riportano parte dei PC in Cina: l’IA cambia i costi
Foto di Jorge Salvador da Unsplash

Un computer può diventare più costoso anche senza avere una sola funzione di intelligenza artificiale (IA). HP, Asus e Acer stanno riportando parte dell’assemblaggio dei personal computer (PC) dalla Thailandia e dal Vietnam in Cina: secondo un’inchiesta di Nikkei Asia ripresa da TrendForce, cercano così di contenere l’aumento dei costi dei componenti. È un rientro parziale, non l’abbandono degli altri stabilimenti.

La scelta racconta un effetto poco visibile della corsa all’IA: i grandi centri dati assorbono risorse produttive che servono anche ai PC comuni. Tornare ad assemblare in Cina può aiutare i marchi a spendere meno, ma un risparmio in fabbrica non equivale automaticamente a uno sconto in negozio. È questo il passaggio che conta anche per chi compra un portatile in Italia.

I server per l’IA competono con il portatile che usi ogni giorno

Un portatile ha bisogno di memoria per tenere aperti programmi e documenti e di spazio per conservarli. Quando i fornitori concentrano più capacità produttiva sui componenti destinati ai server per l’IA, i produttori di PC devono fare i conti con una disponibilità più stretta e prezzi più alti. TrendForce segnala che la memoria per PC potrebbe restare sotto pressione anche nel 2027.

Quali componenti pesano sui costi?

La Dynamic Random Access Memory (DRAM) è la memoria temporanea usata mentre lavori. Il Solid State Drive (SSD) conserva file e programmi anche a computer spento. La Central Processing Unit (CPU) è il processore che esegue le istruzioni. Sono tre voci essenziali per qualsiasi portatile, non soltanto per quelli pubblicizzati come «AI PC».

Il peso di queste voci è già notevole: per un notebook con prezzo di listino indicativo di 900 dollari, TrendForce calcola che processore, memoria e SSD rappresentassero circa il 68% del costo dei componenti nel terzo trimestre del 2026. Non significa che valgano il 68% del prezzo pagato dal cliente, che comprende anche assemblaggio, trasporto, distribuzione e margini. Significa però che risparmiare sul montaggio può compensare solo una parte dei rincari.

La Cina torna conveniente perché la filiera è già lì

Negli ultimi anni i produttori avevano distribuito parte dell’assemblaggio in altri Paesi asiatici per dipendere meno dalla Cina. È la strategia chiamata «China+1»: mantenere la produzione cinese, affiancandole almeno un’alternativa. Ma aprire o ampliare linee altrove non trasferisce con esse tutti i fornitori. Quando componenti, stabilimenti e competenze sono vicini, coordinare la produzione può costare meno: come preparare un piatto avendo gli ingredienti nella stessa cucina, invece di farseli spedire da più città.

La dimensione del cambio di rotta emerge dalle stime di TrendForce: la quota di notebook prodotti fuori dalla Cina passerebbe da circa il 24% nel 2025 al 21% nel 2026 e potrebbe scendere sotto il 20% nel 2027. Sono dati sull’intero settore, non la percentuale di produzione trasferita dai singoli marchi. La ricerca di efficienza sta prevalendo, per ora, su una parte della diversificazione geografica.

Tagliare i costi non garantisce PC più economici

I produttori hanno tre leve immediate: assorbire i rincari riducendo i propri margini, aumentare i prezzi oppure vendere configurazioni con meno memoria o spazio di archiviazione. TrendForce le indica come scelte sempre più difficili da conciliare. Riportare parte dell’assemblaggio in Cina offre una quarta leva, ma non elimina il costo dei componenti che entrano nel computer.

I risultati ufficiali di HP mostrano quanto sia difficile leggere il mercato dal solo fatturato: nel terzo trimestre del suo esercizio fiscale 2026, i ricavi della divisione Personal Systems sono cresciuti del 18% rispetto a un anno prima, mentre le unità vendute sono diminuite del 16%. Questo confronto non basta ad attribuire il divario ai rincari — conta anche quali modelli vengono venduti — ma indica perché un produttore possa incassare di più pur consegnando meno computer.

In Italia conviene guardare la configurazione, non solo il prezzo

Il trasferimento riguarda fabbriche asiatiche, ma i portatili assemblati lì arrivano anche sul mercato europeo. Per noi l’effetto pratico da osservare non è soltanto il prezzo sul cartellino: è quanta memoria e quanto spazio di archiviazione offre un modello a quel prezzo. Due computer che costano uguale possono rappresentare acquisti molto diversi se uno dispone di meno risorse per programmi e file.

Prima di acquistare un portatile

Confronta prezzo, quantità di memoria DRAM e capacità dell’SSD nella scheda tecnica completa. Una promozione è meno interessante se, rispetto a un modello simile, riduce proprio i componenti che incidono sull’uso quotidiano.

La produzione può tornare dove assemblare costa meno; il prezzo finale, invece, dipende da molte altre voci. Per chi compra, la domanda utile non è dove sia stato montato il PC, ma che cosa offre davvero per i soldi richiesti.

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