Greenpeace interrompe Jensen Huang a Berlino: NVIDIA sotto accusa su droni e clima
La protesta alla conferenza GTC unisce due domande: dove finiscono i chip NVIDIA e quanto pesa la loro produzione.


Un componente NVIDIA è stato identificato in un drone russo e in un missile impiegati nella guerra in Ucraina. È una delle ragioni per cui, il 21 ottobre 2026, attivisti di Greenpeace hanno interrotto a Berlino l'intervento di Jensen Huang, amministratore delegato dell'azienda. L'altra riguarda il costo ambientale della corsa all'intelligenza artificiale: secondo il rapporto di sostenibilità NVIDIA, le emissioni indirette dichiarate per l'ultimo anno fiscale superano i 10 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.
Il comunicato pubblicato da Greenpeace Germania conferma la protesta durante la conferenza NVIDIA al Tempodrom: gli attivisti hanno esposto uno striscione e proiettato un messaggio alle spalle di Huang. La notizia non riguarda soltanto ciò che è accaduto sul palco. Mette insieme due questioni che normalmente discutiamo separatamente: il possibile impiego bellico di tecnologie vendute per usi civili e le risorse necessarie a costruire l'infrastruttura dell'AI.
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La protesta durante la GTC di Berlino
Huang stava presentando le tecnologie NVIDIA alla GTC, la conferenza con cui l'azienda si rivolge a sviluppatori e imprese, quando i manifestanti hanno mostrato uno striscione che chiedeva alla società di «ripulire i propri affari». Secondo le cronache della sala, una delle domande rivolte al dirigente riguardava i chip trovati in armi russe; un'altra chiedeva conto dell'impatto ambientale. Il personale di sicurezza ha accompagnato i manifestanti fuori, mentre Huang ha proseguito l'intervento.
Nel proprio comunicato, Greenpeace Germania concentra soprattutto l'attenzione sul clima e sulla responsabilità di NVIDIA lungo la filiera produttiva. Collega inoltre la protesta agli investimenti tedeschi nell'AI: quando un governo sostiene economicamente queste infrastrutture, sostiene l'organizzazione, può anche chiedere impegni ambientali a chi ne beneficia. Le contestazioni sui componenti nelle armi russe richiedono invece un esame distinto, basato sui ritrovamenti documentati dalle autorità ucraine.
Chi finanzia può anche avanzare richieste.
Che cosa sappiamo dei Jetson Orin nelle armi russe
Jetson Orin non è il nome di un'arma. È una famiglia di piccoli computer progettati per elaborare dati e far funzionare applicazioni di intelligenza artificiale direttamente su un dispositivo, anziché inviare tutto a un centro di calcolo remoto. In un robot, per esempio, può aiutare a interpretare le immagini di una telecamera mentre la macchina si muove. È la stessa proprietà a rendere questa tecnologia interessante anche per chi costruisce sistemi militari. La documentazione NVIDIA per gli sviluppatori descrive Jetson come una piattaforma flessibile per applicazioni AI eseguite sul dispositivo.
Che cosa significa «AI sul dispositivo»
Il calcolo avviene a bordo della macchina, anche senza una connessione continua a Internet. È come avere un piccolo laboratorio di analisi nel dispositivo, invece di spedire ogni immagine a un laboratorio lontano e attendere la risposta.
Il servizio d'intelligence militare ucraino ha comunicato nell'agosto 2026 di aver identificato un modulo Jetson Orin nel missile da crociera russo S-71 «Monochrome». Sul proprio portale dedicato ai componenti delle armi, elenca inoltre un Jetson Orin Developer Kit nel drone russo V2U. Sono due ritrovamenti che riguardano sistemi differenti: parlare soltanto di «chip nei droni» lascerebbe fuori il missile.
Il ritrovamento non prova una vendita diretta
La presenza di un modulo NVIDIA in un'arma russa documenta l'impiego di quel componente, non il percorso commerciale seguito per arrivarci. Da sola non dimostra che NVIDIA abbia venduto il prodotto alla Russia, autorizzato l'uso militare o saputo della sua destinazione finale.
In precedenti dichiarazioni riportate dalla stampa, NVIDIA ha affermato che i moduli Jetson Orin sono prodotti destinati a sviluppatori, studenti e startup, che non vengono venduti in Russia e che non sono progettati per applicazioni militari. Ha anche indicato un limite concreto: un prodotto già venduto può essere rivenduto, e seguirne ogni successivo passaggio non è sempre possibile. È una spiegazione da distinguere dalla domanda ancora aperta su quali controlli possano ridurre il rischio di deviazione verso un uso bellico.
Il problema dei chip che attraversano più frontiere
Un componente elettronico può passare dal produttore a un distributore, poi a un rivenditore e infine a chi assembla il dispositivo. Ogni passaggio aggiunge distanza tra chi ha progettato il chip e chi lo utilizza davvero. Per questo la questione non si risolve semplicemente osservando che un'azienda non vende direttamente in Russia: occorre capire se e come i prodotti possano essere dirottati attraverso rivendite e Paesi terzi.
Il problema riguarda anche noi in Europa. Le indicazioni internazionali contro l'aggiramento dei controlli sulle esportazioni richiamano l'attenzione di produttori, esportatori e rivenditori sui rischi lungo tutta la catena commerciale. Per le imprese che trattano componenti utilizzabili sia in ambito civile sia militare — i cosiddetti prodotti a duplice uso — conoscere il cliente immediato è importante, ma può non bastare a comprendere la destinazione finale.
Questo non equivale a sostenere che ogni dispositivo Jetson sia soggetto alle stesse restrizioni: le regole applicabili dipendono dal prodotto e dalla transazione concreta. Significa, piuttosto, che il ritrovamento documentato dall'Ucraina rende verificabile una domanda precisa. Quali segnali di rischio possono individuare aziende e autorità prima che componenti civili ricompaiano all'interno di un'arma?
Quanto pesa l'AI sul bilancio ambientale
Il secondo fronte della protesta si misura in emissioni. Nel rapporto di sostenibilità per l'anno fiscale 2026, NVIDIA dichiara 10,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente per le emissioni «Scope 3» rendicontate, contro 3,64 milioni nell'anno fiscale 2024. Si tratta soprattutto di emissioni indirette associate ai beni e ai servizi acquistati: anche quando la fabbricazione materiale dei componenti avviene presso fornitori, il suo impatto resta parte della filiera del prodotto. NVIDIA segnala inoltre che cambiamenti nella raccolta dei dati e nei metodi di calcolo rendono necessaria cautela nei confronti tra anni.
Che cosa comprende lo Scope 3
È la categoria delle emissioni indirette lungo la catena del valore di un'azienda. Può comprendere quelle generate dai fornitori e dall'uso dei prodotti venduti: non è una misura della sola elettricità consumata negli uffici aziendali.
Greenpeace sostiene che, rispetto al 2020, le emissioni indirette dichiarate da NVIDIA siano cresciute del 725%. Stima inoltre che l'uso dei chip venduti possa aver generato nel 2025 fino a 21 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente non incluse nel dato rendicontato. Quest'ultima cifra è una stima dell'organizzazione ambientalista, non un valore dichiarato da NVIDIA: confondere le due misure produrrebbe un quadro inesatto.
NVIDIA indica anche i propri obiettivi: ridurre del 50% le emissioni dirette e quelle legate all'energia acquistata entro l'anno fiscale 2030 e ridurre del 75% le emissioni per unità di capacità di calcolo associate all'uso dei processori grafici venduti. Quest'ultimo è un obiettivo di intensità, cioè di emissioni rapportate alle prestazioni, non una promessa che le emissioni complessive diminuiranno della stessa percentuale. Un'automobile che consuma meno per chilometro è più efficiente; se il numero totale dei chilometri cresce molto, però, il consumo complessivo può comunque salire.
Una domanda che riguarda anche l'Europa
La pressione energetica dell'AI non è confinata agli Stati Uniti. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, tutti i centri dati del mondo — non soltanto quelli dedicati all'intelligenza artificiale — hanno consumato circa 415 terawattora di elettricità nel 2024. Nello scenario centrale dell'agenzia potrebbero arrivare a circa 945 terawattora nel 2030. L'AI è un importante motore della crescita prevista, ma attribuire l'intero consumo dei centri dati all'AI sarebbe sbagliato.
Per l'Italia e per l'Europa, la protesta di Berlino porta quindi la discussione oltre la velocità dei nuovi modelli. Quando scegliamo di sostenere nuovi centri dati e infrastrutture di calcolo, contano anche l'origine dell'elettricità, la trasparenza sulle emissioni dei fornitori e la capacità di impedire che componenti civili finiscano in sistemi d'arma. Nessuna di queste domande ha una risposta automatica nella maggiore efficienza di un chip.
Il banco di prova per NVIDIA, e per chi investe nella sua tecnologia, non sarà soltanto costruire computer più potenti. Sarà mostrare con dati verificabili dove finiscono i prodotti e quanto costa, in risorse ed emissioni, farli funzionare.


