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Cyberattacchi ai supermercati europei: freezer impostati fino a 50 °C

Colpiti gli impianti frigoriferi di più catene: il danno passa dai computer agli alimenti

Marta Jam
Marta Jam2 novembre 2026
Cyberattacchi ai supermercati europei: freezer impostati fino a 50 °C
Foto di jonakoh _ da Unsplash

Un congelatore impostato a 50 °C: è il dato che rende tangibile l’ultima ondata di attacchi informatici ai supermercati europei. Il 2 novembre 2026 sono arrivati resoconti da Svezia, Belgio, Lussemburgo ed Estonia; in alcuni negozi gli alimenti conservati al freddo sono stati rimossi dalla vendita. La notizia non riguarda una cassa bloccata o un sito irraggiungibile: riguarda macchinari che custodiscono cibo destinato alle persone.

La lezione è più ampia del singolo incidente: collegare gli impianti a Internet rende più semplice controllarli a distanza, ma può trasformare un accesso informatico in un danno materiale nel giro di una notte. Per ora non risultano segnalazioni confermate di negozi colpiti in Italia nelle fonti consultate. Il rischio, però, riguarda anche noi: gli stessi criteri di sicurezza valgono per qualunque punto vendita che affidi la refrigerazione a sistemi gestibili da remoto.

In Belgio Carrefour conta 15 negozi colpiti, ma non c’è ancora un bilancio europeo

Secondo Associated Press, Carrefour ha indicato 15 punti vendita interessati su oltre 700 in Belgio. Delhaize ha parlato di diverse decine di negozi, soprattutto belgi e in parte lussemburghesi, mentre in Svezia Coop ha segnalato problemi in sei esercizi. In Estonia, l’azienda che gestisce la tecnologia frigorifera di un negozio ha riferito che l’intervento è arrivato in pochi minuti, senza danni significativi: gli effetti non sono stati uguali ovunque.

La testata specializzata The Record riporta segnalazioni anche dall’Irlanda e dai Paesi Bassi, ma non esiste ancora un conteggio complessivo verificato dei negozi o delle merci perdute il 2 novembre. La procura di Parigi ha indicato circa 700 vittime per gli attacchi avvenuti in Francia a ottobre: quel numero non descrive la nuova ondata. Non è stato accertato neppure che i responsabili dei due episodi siano gli stessi.

I 50 °C erano un’impostazione: non la temperatura di ogni alimento

Il bersaglio è il controllore dell’impianto, una sorta di centralina che permette ai tecnici di verificare temperature, allarmi e cicli di sbrinamento senza recarsi in negozio. Chi ottiene il controllo di quella centralina può modificare parametri che normalmente servono alla manutenzione. È come lasciare accessibile dall’esterno il termostato di un edificio: l’operatore autorizzato può intervenire rapidamente, ma potrebbe riuscirci anche qualcun altro.

Che cosa significa «freezer a 50 °C»

In alcuni casi i controlli sono stati impostati su 50 °C. Questo non dimostra che ogni alimento abbia raggiunto quella temperatura: per valutare la merce contano le temperature effettive e il tempo trascorso fuori dalle condizioni di conservazione.

La differenza conta, ma non ridimensiona il problema. Il Ministero della Salute ricorda che i surgelati devono essere mantenuti ad almeno −18 °C durante la loro vita commerciale. Quando un impianto perde il controllo del freddo, il negozio deve verificare quali prodotti siano ancora vendibili: riportare il freezer alla temperatura corretta non cancella ciò che è successo nel frattempo.

Le falle note spiegano il rischio, non provano come sia avvenuto ogni attacco

Già ad agosto i ricercatori di Claroty avevano documentato vulnerabilità in alcuni controllori Danfoss AK-SM 800A, poi corrette con un aggiornamento del software interno. La loro indagine aveva trovato anche migliaia di interfacce di gestione accessibili pubblicamente. È una spiegazione concreta di come un impianto possa diventare raggiungibile da un aggressore, non la prova che quella specifica falla sia stata usata il 2 novembre.

Il CERT-FR, il gruppo francese che pubblica allerte sugli incidenti informatici, aveva già segnalato compromissioni di controllori Danfoss, Copeland e Dixell dopo gli episodi di ottobre. Le sue indicazioni sono precise: togliere le interfacce di gestione dall’Internet pubblico, controllare anche le impostazioni di sbrinamento e consentire l’accesso remoto soltanto attraverso una rete protetta o una rete privata virtuale, cioè una connessione riservata agli operatori autorizzati.

Un aggiornamento da solo potrebbe non bastare

Gli operatori devono verificare sia il software installato sia il modo in cui i tecnici accedono all’impianto. Un pannello di controllo lasciato esposto su Internet resta un rischio anche quando il freezer sembra funzionare normalmente.

La sicurezza informatica è diventata parte della catena del freddo

Per un supermercato la continuità del freddo dipende ormai anche da chi può cambiare le impostazioni della centralina e da quanto rapidamente il personale si accorge di un’anomalia. Gli attacchi mostrano perché controlli degli accessi, aggiornamenti e verifiche delle temperature non siano attività separate: sono passaggi della stessa protezione degli alimenti.

Per chi fa la spesa, la conseguenza più immediata è semplice: un banco frigo fuori servizio o svuotato non è soltanto un disagio temporaneo. È il segno che qualcuno deve poter ricostruire con certezza come sono stati conservati quei prodotti. Il freddo si può ripristinare; la storia delle temperature, una volta perduta, no.

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