Modelli AI

Gli USA escludono DeepSeek dagli uffici federali, la Cina protesta

Il divieto riguarda i sistemi delle agenzie civili, non tutti gli utenti americani. Pechino chiede che venga ritirato.

Giulia Piretti
Giulia Piretti21 ottobre 2026
Gli USA escludono DeepSeek dagli uffici federali, la Cina protesta
Foto di Aerps.com da Unsplash

Washington non ha vietato DeepSeek a tutti gli americani. Ha però ordinato alle agenzie federali civili di rimuoverlo dai propri sistemi, insieme ad alcuni prodotti di altre aziende sviluppati usando la sua tecnologia. È una distinzione decisiva: la misura colpisce gli strumenti di lavoro del governo, non introduce un divieto generale per cittadini e imprese. L'ordine è stato pubblicato nel Federal Register il 20 ottobre 2026.

La Cina ha reagito chiedendo agli Stati Uniti di ritirare la decisione. Il contrasto è evidente: ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e Gemini di Google non sono normalmente offerti come servizi ufficiali nella Cina continentale. Ma liquidare la protesta come una semplice contraddizione farebbe perdere di vista la questione più importante: chi decide quali sistemi di intelligenza artificiale possono entrare nei luoghi in cui si trattano dati sensibili?

La domanda riguarda anche noi. In Italia, il Garante per la protezione dei dati personali è già intervenuto su DeepSeek nel 2025: il confronto tra Stati Uniti e Cina non è quindi soltanto una disputa lontana.

Che cosa impone davvero l'ordine americano

Secondo il provvedimento pubblicato dal Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, le agenzie federali civili non possono acquistare prodotti e servizi informatici sviluppati da DeepSeek e dalle società affiliate. Devono inoltre rimuoverli dai propri sistemi. La disposizione si estende ai prodotti di terzi sviluppati usando implementazioni di DeepSeek: non basta, quindi, che un'applicazione porti il marchio di un'altra azienda per essere automaticamente esclusa dal controllo.

È utile pensare a un assistente AI inserito dentro un programma per riassumere documenti. Chi lo usa vede il nome del programma, ma sotto potrebbe funzionare un modello di DeepSeek: il sistema addestrato a elaborare testo e generare risposte. Per un'amministrazione, sapere quale tecnologia lavora dietro l'interfaccia è importante quanto conoscere il fornitore del programma.

L'ordine riguarda gli acquisti e i sistemi informatici delle agenzie federali civili. Non equivale a dire che DeepSeek sia stato cancellato da Internet negli Stati Uniti o che un privato non possa utilizzarlo. Né chiarisce da solo ogni possibile caso di integrazione con software di terzi: stabilire se un prodotto rientri nella formula usata dal provvedimento richiederà verifiche concrete.

App, modello e prodotto di terzi non sono la stessa cosa

L'app è ciò che una persona apre sul telefono o sul computer. Il modello è la tecnologia AI che produce le risposte. Un prodotto di terzi può incorporare quel modello senza chiamarsi DeepSeek: è una delle situazioni considerate dall'ordine americano.

La risposta di Pechino e il limite del paragone

Il ministero del Commercio cinese ha espresso il 20 ottobre «forte insoddisfazione» e opposizione al provvedimento. Ha chiesto a Washington di ritirare le restrizioni e ha dichiarato che seguirà gli sviluppi, riservandosi le misure necessarie a tutelare i propri interessi. È una possibilità di risposta annunciata, non la notizia di una ritorsione già adottata per questo episodio.

La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, ha contestato l'uso troppo ampio della sicurezza nazionale come argomento nelle controversie tecnologiche e commerciali:

La Cina si oppone costantemente a un'eccessiva estensione del concetto di sicurezza nazionale e alla politicizzazione delle questioni tecnologiche e commerciali.

Mao NingConferenza stampa del ministero degli Esteri cinese, 20 ottobre 2026; traduzione dall'inglese

Il punto debole dell'argomento cinese è che i due mercati non sono aperti allo stesso modo. Gli elenchi ufficiali dei Paesi supportati da ChatGPT e Claude non comprendono la Cina continentale; nemmeno l'elenco delle aree in cui Google offre ufficialmente Gemini API e Google AI Studio la include. L'Application Programming Interface (API) è il collegamento che permette a un altro programma di usare un modello AI. L'assenza dai mercati supportati non dimostra, da sola, che i tre servizi siano oggetto di un identico divieto governativo: contano anche le decisioni commerciali delle aziende e le regole locali.

SituazioneChi è coinvoltoChe cosa significa
Ordine USA su DeepSeekAgenzie federali civiliRimozione dai sistemi informatici e stop ai nuovi acquisti coperti dall'ordine
ChatGPT, Claude e Gemini in Cina continentaleUtenti e organizzazioni nel mercato localeI servizi citati non figurano nelle rispettive aree di disponibilità ufficiale
Un ordine sugli strumenti delle amministrazioni e la mancata disponibilità ufficiale in un intero mercato non sono misure equivalenti.

La Cina ha inoltre regole per i servizi di intelligenza artificiale generativa offerti al pubblico: secondo una spiegazione pubblicata dal governo cinese, le disposizioni introdotte nel 2023 prevedono obblighi per i fornitori e controlli differenziati da parte delle autorità. Questo contesto aiuta a capire perché l'accesso al mercato cinese non dipenda soltanto dalla volontà di aprire un sito web. Resta però essenziale non trasformare situazioni diverse in un unico, indistinto «bando cinese».

Il rischio dei dati: fondato, ma da descrivere con precisione

La preoccupazione americana parte da un gesto quotidiano: incollare un testo in una chat AI. Un dipendente pubblico potrebbe inserirvi per errore dati personali, documenti non pubblici o informazioni di lavoro. A quel punto non conta solo quanto sia bravo il modello a rispondere; conta anche chi gestisce il servizio, dove passano i dati e quali regole si applicano.

Nella sua informativa sulla privacy in italiano, DeepSeek afferma di raccogliere, trattare e conservare direttamente nella Repubblica Popolare Cinese i dati personali necessari a fornire i propri servizi. È un elemento concreto per valutare il rischio quando si usa il servizio online. Non è, da solo, la prova che il governo cinese abbia letto le conversazioni di un particolare utente: questa sarebbe un'affermazione diversa, che richiederebbe prove specifiche.

Esiste poi una distinzione tecnica che spesso scompare nel dibattito politico. Alcuni modelli possono essere eseguiti su infrastrutture proprie, senza inviare ogni richiesta al servizio online del produttore. È come tenere un archivio in ufficio anziché consultarlo attraverso uno sportello esterno: cambia il percorso dei dati, ma non spariscono automaticamente gli altri problemi di sicurezza, manutenzione e verifica del software. E questa possibilità non costituisce, di per sé, un'eccezione all'ordine imposto alle agenzie americane.

«Dati conservati in Cina» non significa «accesso dimostrato»

La localizzazione dei dati è un fattore di rischio da esaminare. Attribuire un accesso effettivo a soggetti specifici richiede invece evidenze che la sola informativa sulla privacy non fornisce.

Perché la vicenda riguarda anche l'Italia

Il precedente italiano è più diretto di quanto sembri. Con un provvedimento del 30 gennaio 2025, il Garante privacy ha disposto nei confronti delle società che forniscono DeepSeek una limitazione definitiva delle attività di trattamento dei dati personali delle persone che si trovano in Italia nell'ambito del servizio. Tra gli elementi esaminati figuravano le informazioni sul trattamento e la conservazione dei dati in Cina. Si tratta di un intervento sulla protezione dei dati, distinto dall'ordine statunitense sugli acquisti e sui sistemi della pubblica amministrazione.

Per un'azienda o un ente italiano, la lezione pratica non è scegliere un assistente AI in base alla sua bandiera. È capire che cosa accade ai documenti affidati al servizio. Le regole europee sui trasferimenti internazionali di dati personali richiedono di valutare gli strumenti giuridici e le garanzie applicabili quando i dati escono dall'Unione. La stessa domanda va posta a qualunque fornitore, cinese, americano o europeo.

Quattro verifiche prima di usare un assistente AI al lavoro

  • Controllare se il servizio è autorizzato dalla propria organizzazione.
  • Evitare di inserire dati personali o documenti riservati senza una valutazione preventiva.
  • Leggere dove il fornitore dichiara di trattare e conservare i dati.
  • Verificare quale modello utilizza un'applicazione, anche quando il nome del modello non compare nell'interfaccia.

La protesta cinese potrebbe restare una schermaglia diplomatica oppure anticipare altre restrizioni: oggi non è possibile darlo per certo. Per chi usa questi strumenti, invece, una conseguenza è già chiara. Prima di affidare un documento a una chat AI, bisogna sapere non soltanto come si chiama l'app, ma anche chi c'è dietro e dove finiranno quelle informazioni.

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