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OpenAI tratta un aumento da 30 miliardi a una valutazione di 1.250 miliardi

Il nuovo finanziamento privato potrebbe dare a OpenAI più tempo prima dell’ingresso in Borsa.

Giulia Piretti
Giulia Piretti23 ottobre 2026
OpenAI tratta un aumento da 30 miliardi a una valutazione di 1.250 miliardi
Foto di Brecht Corbeel da Unsplash

OpenAI potrebbe valere 1.250 miliardi di dollari senza essere ancora quotata in Borsa. La società dietro ChatGPT sta trattando un nuovo finanziamento privato fino a 30 miliardi di dollari. È una cifra enorme, ma il dato decisivo è un altro: quella valutazione sarebbe il prezzo attribuito all’intera azienda prima dell’arrivo dei nuovi capitali.

Secondo TechCrunch, che riprende informazioni raccolte da CNBC, a guidare le trattative sarebbero Coatue e investitori degli Emirati Arabi Uniti. The Information riferisce che OpenAI punterebbe a chiudere l’operazione entro la fine della prossima settimana. Per ora, però, si parla di negoziati: OpenAI non ha annunciato un accordo e, interpellata da TechCrunch, non ha commentato.

La notizia interessa anche chi usa ChatGPT in Italia: non cambia oggi il prezzo di un abbonamento né annuncia nuove funzioni, ma mostra quanto capitale serve per sostenere i servizi di intelligenza artificiale che ormai raggiungono utenti e aziende anche in Europa.

Che cosa significa davvero la valutazione da 1.250 miliardi

Un round di finanziamento è un’operazione in cui investitori immettono denaro in un’azienda in cambio di una partecipazione. La valutazione pre-money indica quanto varrebbe la società prima del versamento; quella post-money include anche il nuovo capitale. È la differenza tra stimare il valore di una casa prima di una ristrutturazione e sommare poi il denaro speso per i lavori.

Il conto, senza equivoci

Se OpenAI raccogliesse tutti i 30 miliardi ipotizzati alla valutazione pre-money riportata, la valutazione post-money sarebbe, in termini aritmetici, circa 1.280 miliardi di dollari. Non significa che OpenAI abbia 1.250 miliardi in cassa, né che qualcuno abbia già comprato l’intera società a quel prezzo.

Il confronto più solido è con l’ultimo round annunciato dall’azienda. Nel marzo 2026 OpenAI ha dichiarato 122 miliardi di dollari di capitale impegnato e una valutazione post-money di 852 miliardi. La nuova cifra, se confermata, segnerebbe un netto aumento; i due valori, però, si riferiscono a momenti diversi dell’investimento e non vanno confrontati come se fossero identici.

Un prezzo trattato non è un prezzo definitivo

La valutazione da 1.250 miliardi, i 30 miliardi da raccogliere e i nomi degli investitori riguardano un’operazione ancora in discussione. Importo, partecipanti e condizioni possono cambiare prima della firma.

Perché cercare altro denaro dopo un round da 122 miliardi

Per far funzionare ChatGPT non bastano ricercatori e programmi. Servono capacità di calcolo, cioè chip e centri dati che permettono di addestrare i modelli di intelligenza artificiale e di rispondere alle richieste degli utenti. Somiglia a gestire una rete ferroviaria: vendere più biglietti aiuta, ma per trasportare più persone occorrono anche treni, energia e infrastrutture. OpenAI descrive proprio l’accesso a queste risorse come centrale per la propria crescita.

Nel progetto infrastrutturale Stargate, OpenAI ha dichiarato nell’aprile 2026 di aver già superato l’obiettivo di assicurarsi 10 gigawatt di infrastruttura per l’AI negli Stati Uniti entro il 2029. Il gigawatt è un’unità di potenza elettrica: qui aiuta a capire la scala energetica dei progetti, non quanto denaro sia già stato speso. La società sostiene inoltre che costruire nuova capacità richieda il coinvolgimento di fornitori di chip, operatori cloud, aziende energetiche e finanziatori.

Secondo Reuters, il nuovo round servirebbe anche a rafforzare le risorse finanziarie di OpenAI nel caso in cui l’ingresso in Borsa slittasse ancora. È una spiegazione plausibile del tempismo, non la prova che l’azienda abbia esaurito i fondi precedenti: il capitale impegnato in un round e il denaro disponibile in ogni momento non sono necessariamente la stessa cosa.

Ricavi in crescita, ma la valutazione pone una domanda difficile

OpenAI ha numeri che spiegano l’interesse degli investitori. Nel marzo 2026 dichiarava oltre 900 milioni di utenti attivi settimanali su ChatGPT, più di 50 milioni di abbonati e ricavi pari, in quel momento, a 2 miliardi di dollari al mese. Sempre secondo l’azienda, i clienti professionali generavano oltre il 40% dei ricavi. Sono dati comunicati da OpenAI, non risultati di un bilancio pubblico completo.

Le cifre circolate più di recente sono ancora più alte, ma richiedono cautela. Reuters riferisce che OpenAI avrebbe presentato ad alcuni investitori ricavi annualizzati di 50 miliardi di dollari. «Annualizzati» significa prendere il ritmo di fatturato raggiunto in un certo periodo e proiettarlo su dodici mesi: non equivale a dire che l’azienda abbia già incassato 50 miliardi nell’anno. La stessa fonte attribuisce a OpenAI un’aspettativa di crescita ulteriore entro fine 2026, non un risultato acquisito.

Il punto che una valutazione da oltre mille miliardi rende impossibile evitare è la distanza tra crescita dei ricavi e costi necessari a mantenerla. Più persone e imprese usano i modelli, più OpenAI può fatturare; allo stesso tempo deve pagare la capacità di calcolo che rende possibile quell’uso. Una valutazione privata misura ciò che alcuni investitori sono disposti a riconoscere oggi alle prospettive future: non certifica che i profitti di domani siano garantiti.

La Borsa resta un’opzione, non una data fissata

Nel giugno 2026 OpenAI ha comunicato di aver depositato riservatamente una bozza di modulo S-1 presso la Securities and Exchange Commission (SEC), l’autorità statunitense che vigila sui mercati finanziari. L’S-1 è il documento preparatorio per una possibile offerta pubblica iniziale, o Initial Public Offering (IPO): l’operazione con cui una società vende azioni al pubblico e arriva in Borsa. Presentare la bozza non significa, da solo, aver fissato il giorno della quotazione.

Non abbiamo ancora deciso le tempistiche; potrebbe volerci un po', perché ci sono cose che vogliamo fare e che sono probabilmente più semplici come società privata.

OpenAIComunicazione sul deposito riservato dell’S-1, 8 giugno 2026

Restare privata più a lungo offre a OpenAI un’alternativa alla raccolta di capitali sui mercati pubblici, ma non elimina il confronto con gli investitori. Reuters collega la fretta del nuovo round anche alla concorrenza di Anthropic, a sua volta attesa alla prova della Borsa: le due aziende si rivolgono in parte agli stessi grandi finanziatori. Al 23 ottobre 2026, tuttavia, non c’è una data di IPO annunciata da OpenAI e il nuovo finanziamento resta da finalizzare.

La domanda che riguarda anche l’Europa

In Europa il legame con questa corsa agli investimenti è già concreto: aziende e istituzioni utilizzano i servizi OpenAI, che offre ai clienti idonei opzioni per conservare o elaborare determinati dati nella regione. Per un’organizzazione italiana, la scelta di uno strumento AI non dipende soltanto dalla qualità delle risposte, ma anche da costi, continuità del servizio e gestione dei dati. Il round in trattativa non modifica automaticamente nessuna di queste condizioni.

Se il finanziamento arriverà davvero alle cifre riportate, OpenAI avrà ottenuto una nuova, potente attestazione di fiducia da un gruppo di investitori. La prova più importante verrà dopo: trasformare quella fiducia in servizi capaci di crescere senza richiedere capitali sempre più grandi a ogni passaggio.

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