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Character.AI in bancarotta: Disney offre 20 milioni, ma l’app rischia la chiusura

L’offerta di Disney riguarda una licenza su alcuni beni, non la gestione della piattaforma.

Marco Piscopo
Marco Piscopo
13 ottobre 2026·7 minuti di lettura
Character.AI in bancarotta: Disney offre 20 milioni, ma l’app rischia la chiusura
Foto di Héctor Vásquez da Unsplash

Se usi Character.AI per creare storie o parlare con personaggi virtuali, la sorte delle tue conversazioni non dipende dall’offerta di Disney: 20 milioni di dollari non bastano, da soli, a tenere aperta l’app. Character.AI ha avviato il 12 ottobre 2026 una procedura di bancarotta negli Stati Uniti e ha dichiarato che chiuderà la piattaforma se la vendita non porterà un acquirente disposto a proseguirne l’attività. Per ora il servizio resta accessibile. Lo spiegano il comunicato agli utenti di Character.AI e la nota societaria diffusa da Business Wire.

La distinzione è decisiva: Disney si è proposta come offerente iniziale per una licenza su determinate proprietà intellettuali e per alcune pretese giuridiche della società, non ha annunciato l’acquisto dell’intera app né promesso di gestirla. È una vicenda che riguarda anche noi in Italia: un servizio digitale utilizzabile da utenti di diversi Paesi può restare online oggi e avere un futuro incerto già fra poche settimane.

Che cosa significa la bancarotta di Character.AI

Character Technologies, la società dietro Character.AI, ha chiesto la protezione del Chapter 11, una procedura statunitense che consente a un’impresa in difficoltà di continuare a operare mentre un tribunale supervisiona la riorganizzazione o la vendita dei suoi beni. Non equivale quindi a spegnere immediatamente i server. In questo caso l’obiettivo dichiarato è trovare, attraverso una procedura competitiva, la migliore offerta per tutti o quasi tutti i beni della società.

Secondo TechCrunch, nell’istanza depositata in tribunale Character.AI indica sia attività sia passività stimate nella fascia fra 50 e 100 milioni di dollari. Sono intervalli dichiarati nella documentazione iniziale, non un bilancio definitivo; non permettono, da soli, di calcolare quanto varrà l’azienda al termine della procedura. La società prevede di completare il processo di vendita entro la fine di novembre o all’inizio di dicembre 2026, ma si tratta di una previsione, non di una data garantita.

Chapter 11, in parole semplici

È come tenere aperto un negozio mentre un giudice sorveglia la ricerca di un compratore o di una soluzione per i creditori. L’apertura durante la procedura non garantisce però che il negozio resterà aperto alla fine.

L’offerta di Disney: cosa comprende e cosa no

L’accordo preliminare è con Disney Worldwide Services, una società del gruppo Disney. Secondo il comunicato di Character.AI, i 20 milioni di dollari sono il corrispettivo per una licenza perpetua e non esclusiva su determinate proprietà intellettuali — per esempio diritti relativi a tecnologie, nei limiti che saranno definiti dall’accordo — e per alcune pretese giuridiche. «Perpetua» indica che la licenza non ha una scadenza ordinaria; «non esclusiva» significa che Disney non sarebbe necessariamente l’unico soggetto autorizzato a usare ciò che viene concesso in licenza. Il comunicato non specifica che Disney acquisirà tutte le chat degli utenti.

Disney è indicata come stalking horse bidder: un offerente che presenta una proposta di partenza in una vendita sorvegliata dal tribunale. Immaginiamo un’asta in cui qualcuno mette sul tavolo una prima offerta concreta: altri possono ancora proporne una migliore. L’intesa prevede inoltre servizi di transizione forniti da Disney attraverso ex dipendenti di Character.AI già assunti dal gruppo, per aiutare la piattaforma a funzionare durante il processo. Operazione e regole dell’asta restano soggette ai passaggi previsti dalla procedura giudiziaria.

ScenarioChe cosa risulta annunciatoEffetto sull’app
Offerta iniziale di Disney20 milioni di dollari per una licenza su alcuni diritti e per determinate pretese giuridicheNon comporta, da sola, l’impegno a mantenere Character.AI online
Offerta che preveda la continuità del servizioCharacter.AI spera che emerga durante la vendita giudiziariaPotrebbe consentire alla piattaforma di proseguire
Nessuna offerta per la continuitàÈ un esito contemplato espressamente dalla societàCharacter.AI prevede la chiusura della piattaforma
Gli scenari riflettono i comunicati di Character.AI del 12 ottobre 2026; l’esito della vendita non è ancora deciso.

Perché Disney è interessata ai personaggi AI

Disney aveva già annunciato il 18 settembre 2026 l’ingresso di Karandeep Anand, allora amministratore delegato di Character.AI, nel nuovo ruolo di responsabile tecnologico del gruppo, con decorrenza dal 2 ottobre. Nel suo comunicato ufficiale, Disney spiegava che Anand avrebbe seguito infrastrutture, dati, piattaforme di intelligenza artificiale, prodotti e ingegneria; prevedeva inoltre l’arrivo di altri tecnici di Character.AI. Questo legame fra persone e competenze precede dunque la procedura di bancarotta.

Character.AI permette di conversare con personaggi costruiti dall’azienda o dagli utenti: non si limita a fornire risposte, ma mette in scena dialoghi e storie interattive. È comprensibile che competenze di questo tipo interessino un gruppo che possiede mondi narrativi e personaggi riconoscibili. È però un’interpretazione strategica, non l’annuncio di un prodotto Disney: né l’offerta da 20 milioni né la nomina di Anand confermano il lancio di chatbot basati sui personaggi del gruppo.

Dall’entusiasmo degli investitori alla ricerca di un compratore

Character.AI è nata nel 2021 per iniziativa di Noam Shazeer e Daniel De Freitas. Nel marzo 2023 annunciò un finanziamento da 150 milioni di dollari, guidato da Andreessen Horowitz, a una valutazione di un miliardo di dollari. Attenzione ai termini: quella valutazione esprimeva quanto gli investitori attribuivano allora all’intera startup; non è direttamente confrontabile con l’offerta attuale di Disney, che riguarda soltanto diritti e pretese specifici. I dati provengono dal comunicato sul finanziamento del 2023.

Già nel 2023 l’azienda riferiva che gli utenti avevano inviato oltre due miliardi di messaggi nei primi cinque mesi del servizio. Nel gennaio 2026, un approfondimento tecnico pubblicato da Character.AI con DigitalOcean e AMD parlava di circa 20 milioni di utenti nel mondo. Sono cifre riferite a momenti e misure diversi, non una serie omogenea con cui ricostruire la crescita fino a oggi. Mostrano però che il problema non è stato l’assenza di pubblico.

Nel 2024 Google ha concluso un accordo di licenza sulla tecnologia di Character.AI e i fondatori sono tornati nel gruppo tecnologico, come ricostruisce TechCrunch. Character.AI ha poi continuato a sviluppare il prodotto consumer, cioè destinato al pubblico, ampliandolo oltre le chat con nuovi formati narrativi. La bancarotta mostra che una piattaforma popolare può avere difficoltà a sostenersi anche dopo accordi tecnologici e nuovi lanci.

Il costo nascosto delle conversazioni senza fine

Un chatbot basato su un modello linguistico — un sistema di intelligenza artificiale che elabora e genera testo — deve effettuare calcoli ogni volta che risponde. Nell’inferenza, cioè la fase in cui il modello produce la risposta, quei calcoli richiedono infrastrutture informatiche. A differenza di una pagina web già pronta, una conversazione lunga non si limita a essere visualizzata: genera continuamente nuove risposte. Per questo molte interazioni possono essere insieme un segnale di successo e una voce di costo.

Il problema non è astratto. Nell’approfondimento tecnico del gennaio 2026, Character.AI, DigitalOcean e AMD descrivevano il lavoro per aumentare la quantità di richieste gestibili dai sistemi di calcolo e ridurre i costi dell’inferenza. Riferivano un miglioramento fino al doppio nella capacità di elaborazione in specifiche condizioni di prova: un risultato tecnico, non una misura dei profitti della società. Nello stesso testo DigitalOcean menzionava un accordo pluriennale per infrastrutture di calcolo dal valore annuo a otto cifre, senza che ciò consenta di ricostruire i conti complessivi di Character.AI.

Perché più chat non significano automaticamente più ricavi

Pensiamo a un cinema che paghi una parte dei costi per ogni minuto in cui uno spettatore resta in sala: sale piene sarebbero un’ottima notizia, ma solo se biglietti e altri ricavi coprissero le spese. Per una piattaforma AI, ogni nuova risposta contribuisce al carico di calcolo.

Sicurezza dei minori: una questione che pesa sul futuro del servizio

La società attribuisce la scelta del Chapter 11 a difficoltà legali, regolatorie e operative, senza pubblicare nel comunicato una ripartizione del peso economico di ciascun fattore. TechCrunch ricorda le cause intentate contro Character.AI, comprese quelle legate alla sicurezza dei minori. Sarebbe scorretto dedurre dai soli documenti pubblici che una singola causa abbia provocato la bancarotta.

Il 29 ottobre 2025 Character.AI annunciò l’eliminazione delle chat aperte con i personaggi per gli utenti sotto i 18 anni, con entrata in vigore prevista entro il 25 novembre dello stesso anno. Comunicò anche nuove misure per distinguere gli utenti in base all’età e la creazione di un laboratorio dedicato alla sicurezza. Nel presentare la decisione, l’azienda riconobbe le domande sollevate da genitori, esperti e autorità sui possibili effetti delle conversazioni aperte con l’AI sugli adolescenti.

Un personaggio convincente non è una persona

La capacità di un chatbot di sostenere dialoghi lunghi e personali non gli dà comprensione umana né lo rende un sostituto affidabile del sostegno di familiari, amici o professionisti. È un limite importante soprattutto quando una conversazione riguarda difficoltà emotive.

Cosa possono fare ora gli utenti, anche in Italia

Character.AI afferma che, durante la vendita, il servizio e gli abbonamenti restano attivi e la fatturazione non cambia per il momento. Dice inoltre che le pratiche relative a privacy e sicurezza dei dati sono invariate. Queste rassicurazioni descrivono la situazione attuale: non costituiscono una promessa che chat, personaggi o funzionalità rimarranno disponibili dopo la conclusione della procedura. La società rimanda esplicitamente alla possibilità di esportare i propri dati.

Muoversi per tempo ha una ragione concreta. La guida ufficiale all’esportazione, aggiornata l’8 ottobre 2026, avverte che la preparazione dei dati può richiedere tre o quattro settimane; quando il file è pronto, il collegamento ricevuto via email resta valido per sette giorni. Con una vendita prevista fra fine novembre e inizio dicembre, aspettare l’esito dell’asta potrebbe lasciare poco margine a chi vuole conservare una copia delle proprie conversazioni. Non c’è tuttavia un annuncio che fissi oggi una data di chiusura dell’app.

Se vuoi conservare ciò che hai creato su Character.AI

  • Richiedi l’esportazione dal profilo: sul sito, apri le impostazioni dell’account e la sezione per gestire account e dati.
  • Nell’app mobile, cerca l’opzione di esportazione nella sezione delle impostazioni dedicata a dati e privacy.
  • Controlla l’email associata all’account nelle settimane successive: Character.AI indica tempi di elaborazione di tre o quattro settimane.
  • Scarica il file quando arriva il collegamento: secondo la guida ufficiale, scade dopo sette giorni.
  • Se paghi un abbonamento, verifica le prossime comunicazioni della società prima di fare affidamento sulla continuità delle funzioni a pagamento.

La prospettiva europea e la domanda ancora aperta

Per chi usa servizi analoghi nell’Unione europea, la vicenda arriva mentre diventano applicabili nuove regole di trasparenza sull’intelligenza artificiale. La Commissione europea indica il 2 agosto 2026 come data di applicazione degli obblighi previsti dall’articolo 50 dell’AI Act, la legge europea sull’intelligenza artificiale, per determinate categorie di sistemi AI. Fra i temi c’è la necessità che le persone sappiano quando interagiscono con un sistema artificiale. È il quadro normativo europeo, non una spiegazione accertata della procedura statunitense di Character.AI.

Da qui all’esito della vendita ci sono due domande distinte: quanto valgono le tecnologie di Character.AI per un gruppo come Disney e chi, se qualcuno, vorrà sostenere il servizio usato dalla sua comunità. La prima ha già un’offerta iniziale; la seconda non ha ancora una risposta. Per chi ha costruito storie e relazioni narrative dentro l’app, è soprattutto la seconda a contare.

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