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Google limita il bug bounty open source: troppi report AI non validi

L’automazione moltiplica le segnalazioni, ma il costo della verifica resta umano.

Marco Piscopo
Marco Piscopo
5 ottobre 2026·5 min di lettura
Google limita il bug bounty open source: troppi report AI non validi
Foto di Greg Bulla da Unsplash

L’intelligenza artificiale promette di trovare vulnerabilità più rapidamente, ma può anche sommergere chi deve verificarle. Google ha deciso di sospendere, dal 1° ottobre 2026, l’accettazione di nuovi report relativi alle vulnerabilità di prodotto nel suo Open Source Software Vulnerability Rewards Program, noto come OSS VRP.

La causa dichiarata è un forte aumento delle segnalazioni automatizzate, la maggior parte delle quali sarebbe risultata non valida. Come emerge dall’annuncio pubblicato da Google VRP e dalla ricostruzione di TechCrunch, non si tratta però della chiusura completa del programma: la misura riguarda una specifica categoria di nuove segnalazioni.

Non è uno stop totale

La sospensione riguarda i nuovi report sulle vulnerabilità di prodotto. Le segnalazioni già aperte e quelle relative alla supply chain non sono coinvolte. Google ha promesso un aggiornamento entro il primo trimestre del 2027, non una riapertura automatica in quella data.

Che cosa ha sospeso davvero Google

L’OSS VRP ricompensa i ricercatori che individuano problemi di sicurezza nei progetti open source mantenuti da Google, tra cui software importanti come Go, Angular e Bazel. Le vulnerabilità di prodotto comprendono, per esempio, errori nella gestione della memoria, falle logiche o difetti di progettazione che possono essere sfruttati in condizioni reali.

Dal 1° ottobre non è più possibile inviare nuovi report di questa categoria attraverso il canale OSS VRP. Restano invece attive le segnalazioni sui possibili compromessi della catena di fornitura software, come credenziali esposte, pipeline di compilazione manipolabili o chiavi che consentono di pubblicare pacchetti alterati. Secondo Tom’s Hardware, alcuni problemi riguardanti repository collegati a prodotti Google Cloud potranno inoltre essere valutati attraverso il Cloud VRP.

La distinzione è sostanziale: Google non sta rinunciando alla collaborazione con i ricercatori esterni, ma sta chiudendo temporaneamente il canale più esposto alla produzione industriale di report automatici. Nel frattempo, l’azienda invita gli esperti a utilizzare gli altri programmi di ricompensa oppure il Patch Rewards Program, che premia direttamente le correzioni di sicurezza integrate nei progetti.

Tipo di segnalazioneSituazione dal 1° ottobre 2026
Nuove vulnerabilità di prodotto nell’OSS VRPSospese
Report inviati prima del 1° ottobreContinuano a essere gestiti
Problemi della supply chain open sourceAncora accettati
Alcuni repository collegati a Google CloudPotenzialmente gestiti tramite Cloud VRP
Patch di sicurezza già sviluppateProponibili tramite Patch Rewards
La sospensione interessa solo una parte dell’ecosistema di ricompense per la sicurezza di Google.

Il problema era emerso mesi prima

La decisione non arriva all’improvviso. Nel marzo 2026 Google aveva già pubblicato un aggiornamento delle regole dell’OSS VRP, spiegando di aver osservato una crescita massiccia dei report generati con strumenti di intelligenza artificiale. Tra i casi ricorrenti figuravano vulnerabilità inesistenti, modalità di attacco inventate dal modello e difetti presenti in porzioni di codice non raggiungibili durante il normale funzionamento del software.

Per ridurre il rumore, l’azienda aveva introdotto requisiti più severi. Alcuni problemi di corruzione della memoria nei progetti più importanti dovevano essere accompagnati da istruzioni precise per riprodurli con OSS-Fuzz oppure da una patch già accettata. Per i progetti di livello inferiore erano inoltre state eliminate le ricompense relative ad alcune categorie di vulnerabilità.

La sospensione di ottobre indica che questi filtri non sono stati sufficienti. Il punto critico non è necessariamente la forma del report: un testo generato da un modello può sembrare dettagliato, coerente e professionale. Il problema è che ogni affermazione tecnica deve comunque essere controllata, riprodotta e valutata da una persona competente.

La pausa è dovuta a un aumento significativo delle segnalazioni automatizzate, la grande maggioranza delle quali non è valida.

Google VRPAnnuncio del 1° ottobre 2026

L’economia asimmetrica dell’AI slop

Il fenomeno viene spesso definito “AI slop”: contenuti prodotti in grandi quantità, plausibili in superficie ma privi di verifica, precisione o valore concreto. Nei programmi bug bounty l’effetto è particolarmente pericoloso perché esiste una forte asimmetria economica. Generare cento possibili segnalazioni può costare pochi minuti e una quantità modesta di risorse computazionali; verificarle può richiedere giorni di lavoro specializzato.

Il problema non riguarda soltanto Google. Nel maggio 2026 HackerOne ha segnalato un aumento superiore al 100% del volume dei report dopo l’arrivo di strumenti AI più avanzati. La piattaforma ha osservato che i programmi pubblici e quelli comprendenti repository open source sono particolarmente esposti, anche perché più ricercatori possono eseguire gli stessi scanner sul medesimo codice, producendo numerosi duplicati.

Anche GitHub ha descritto una situazione simile. Nel suo intervento sull’“Eternal September” dell’open source, la società sottolinea che l’AI ha ridotto drasticamente il costo necessario per generare codice, issue e report di sicurezza, mentre il costo della revisione non è diminuito nella stessa misura. Il risultato è una pressione crescente sui maintainer, spesso volontari o inseriti in piccoli team.

Il vero collo di bottiglia

L’AI può produrre più ipotesi di vulnerabilità, ma non elimina la necessità di verificarne la raggiungibilità, l’impatto, la riproducibilità e l’eventuale duplicazione. La capacità di triage, non quella di generazione, diventa quindi la risorsa più scarsa.

L’AI non è il nemico della ricerca di sicurezza

Considerare tutti i report assistiti dall’AI come spazzatura sarebbe però un errore. Modelli e agenti possono analizzare grandi basi di codice, suggerire percorsi di esecuzione insoliti, migliorare il fuzzing e aiutare i ricercatori a documentare una vulnerabilità reale. HackerOne riconosce esplicitamente che una parte delle nuove segnalazioni contiene risultati originali e ben dimostrati.

La stessa Google continua a investire sia nell’AI applicata alla cybersecurity sia nei programmi bug bounty. Nel 2025 l’azienda ha distribuito 17,1 milioni di dollari a 747 ricercatori, portando a 81,6 milioni di dollari il totale delle ricompense pagate dal 2010, secondo il suo rapporto annuale sui Vulnerability Reward Program. Nello stesso anno ha inoltre avviato un programma specifico per le vulnerabilità dei prodotti basati sull’intelligenza artificiale.

La questione, dunque, non è stabilire se un ricercatore abbia usato o meno un modello. Ciò che conta è chi si assume la responsabilità del risultato. Un report dovrebbe dimostrare che il problema esiste, indicare i passaggi per riprodurlo, chiarirne l’impatto e distinguere una semplice anomalia del codice da una vulnerabilità sfruttabile.

  • Riprodurre concretamente la vulnerabilità prima di inviarla
  • Fornire una prova di concetto minima e verificabile
  • Dimostrare l’impatto sul modello di sicurezza del progetto
  • Controllare che il problema non sia già stato segnalato
  • Dichiarare l’eventuale utilizzo di strumenti automatizzati

Come potrebbero cambiare i bug bounty

Il caso Google anticipa una trasformazione più ampia. I programmi pubblici potrebbero introdurre requisiti obbligatori di riproducibilità, limiti al numero di invii, sistemi reputazionali, depositi rimborsabili o accessi progressivi basati sulla qualità dei report precedenti. Un’altra possibilità è utilizzare la stessa AI per deduplicare e classificare le segnalazioni prima che raggiungano i revisori umani.

Questi strumenti possono migliorare il rapporto tra segnale e rumore, ma comportano un rischio: alzare troppo le barriere potrebbe escludere ricercatori giovani o indipendenti, proprio quelli che i bug bounty hanno storicamente aiutato a coinvolgere. La sfida sarà filtrare l’automazione irresponsabile senza trasformare la ricerca di sicurezza in un club riservato a pochi account già affermati.

La sospensione decisa da Google è quindi meno una bocciatura dell’intelligenza artificiale che un avvertimento sul suo utilizzo senza responsabilità. Quando produrre una segnalazione diventa quasi gratuito, il sistema deve premiare non il volume, ma le prove. Il futuro dei bug bounty dipenderà dalla capacità di rendere nuovamente costoso ciò che conta davvero: verificare, comprendere e dimostrare una vulnerabilità reale.

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