Amazon abbandona gli NDA sui data center: trasparenza o mossa difensiva?
AWS promette più apertura e investimenti locali mentre cresce l’opposizione alle infrastrutture per l’AI.


La corsa all’intelligenza artificiale non si gioca soltanto nei laboratori o nei benchmark dei nuovi modelli. Passa anche da enormi edifici pieni di server, linee elettriche, sistemi di raffreddamento e generatori di emergenza. Ed è proprio attorno ai data center che, negli Stati Uniti, sta crescendo una delle opposizioni locali più difficili da ignorare per le Big Tech.
Amazon Web Services prova ora a cambiare approccio. Matt Garman, amministratore delegato di AWS, ha annunciato che l’azienda non utilizza più accordi di riservatezza con gli enti governativi coinvolti nei suoi progetti. Come evidenziato dalla notizia pubblicata da TechCrunch, la promessa arriva mentre cittadini e amministratori chiedono informazioni più chiare su consumo di acqua, domanda elettrica, incentivi fiscali e ricadute economiche.
La promessa di Amazon: niente più NDA con gli enti pubblici
Gli NDA, acronimo di non-disclosure agreement, sono contratti che impediscono alle parti di divulgare determinate informazioni. Sono strumenti comuni nelle trattative commerciali, ma diventano controversi quando vengono firmati da funzionari pubblici per progetti capaci di modificare il territorio, impegnare grandi quantità di energia o accedere ad agevolazioni fiscali.
Nel suo intervento ufficiale del 2 ottobre 2026, Garman ha inserito la rinuncia agli NDA in un più ampio “Amazon Data Center Commitment”. L’azienda promette incontri pubblici, condivisione anticipata dei progetti, pubblicazione annuale dei dati su energia e acqua e un confronto più aperto con le comunità.
Amazon ha inoltre lanciato Built Together, un programma da oltre un miliardo di dollari in cinque anni destinato alle aree statunitensi che ospitano i suoi data center. Secondo l’azienda, il denaro finanzierà formazione professionale, accesso ai college, efficienza energetica, tutela delle risorse idriche e progetti scelti localmente. Amazon sostiene di avere già investito più di un miliardo di dollari in queste comunità nei tre anni precedenti, un dato riportato anche da Associated Press.
Eliminare gli NDA non significa garantire piena trasparenza
La promessa riguarda gli accordi con le agenzie governative. Resta da chiarire come saranno gestiti gli NDA già firmati, i rapporti con sviluppatori e consulenti privati e il livello di dettaglio dei dati pubblicati per ciascun impianto.
Perché la fiducia nei data center si è deteriorata
L’annuncio risponde a un problema che non è soltanto ambientale, ma democratico. Nel marzo 2026 il senatore statunitense Richard Blumenthal ha inviato una serie di lettere alle commissioni che regolano i servizi pubblici, chiedendo maggiore trasparenza sui data center. Il documento cita una ricerca secondo cui, in Virginia, 25 amministrazioni locali su 31 esaminate operavano sotto accordi di riservatezza relativi a progetti identificabili.
Il problema è evidente: se i cittadini conoscono il nome del committente, la potenza richiesta o il consumo idrico soltanto dopo l’avanzamento delle autorizzazioni, la consultazione pubblica rischia di diventare una formalità. Anche quando un progetto può portare entrate fiscali e occupazione, la comunità deve poter valutare in anticipo il rapporto tra benefici e costi.
Le lacune informative non riguardano solo le trattative immobiliari. Il Government Accountability Office statunitense ha osservato che le aziende generalmente non pubblicano dettagli sufficienti sui consumi energetici e idrici dell’AI generativa. Diventa così difficile distinguere l’impatto dei modelli di AI da quello degli altri servizi cloud e verificare in modo indipendente le dichiarazioni delle imprese.
Energia e acqua: i numeri dietro lo scontro
Amazon presenta i propri data center come infrastrutture particolarmente efficienti. Nel 2025 AWS ha registrato un indicatore WUE, cioè il volume d’acqua utilizzato per unità di carico informatico, pari a 0,12 litri per kilowattora. L’azienda dichiara inoltre di avere prelevato circa 2,5 miliardi di galloni d’acqua nel mondo e di essere arrivata al 75% del percorso verso l’obiettivo “water positive” del 2030. I dati e la metodologia sono descritti in un approfondimento pubblicato da Amazon.
L’efficienza, tuttavia, non elimina il problema della scala. Un impianto può consumare meno acqua per ogni operazione informatica e, nello stesso tempo, aumentare il consumo complessivo se il numero di server e le elaborazioni crescono più rapidamente dei miglioramenti tecnici. Conta inoltre dove e quando viene utilizzata la risorsa: lo stesso volume ha conseguenze diverse in una regione ricca d’acqua e in un territorio sottoposto a siccità.
| Indicatore | Dato | Perché è rilevante |
|---|---|---|
| Consumo elettrico USA nel 2030 | 11,8% nel caso centrale, con una forchetta dal 9,5% al 15,3% | Mostra la possibile pressione dei data center sulla rete nazionale |
| Peso dei server AI | 55% del consumo elettrico totale dei data center nel caso centrale del 2030 | Conferma che l’AI sarà uno dei principali motori della domanda |
| Efficienza idrica AWS nel 2025 | 0,12 litri per kWh di carico informatico | Misura l’acqua prelevata direttamente per unità di calcolo |
| Prelievo idrico AWS nel 2025 | Circa 2,5 miliardi di galloni | Aiuta a valutare la scala globale, ma non sostituisce i dati per singolo territorio |
La più recente analisi del Lawrence Berkeley National Laboratory, pubblicata nel giugno 2026 con il sostegno del Dipartimento dell’Energia, stima che i data center potrebbero assorbire l’11,8% dell’elettricità statunitense nel 2030 nello scenario centrale. La forchetta complessiva va dal 9,5% al 15,3%, a dimostrazione di quanto le proiezioni dipendano dalla diffusione dei chip AI, dai tassi di utilizzo e dall’efficienza delle strutture.
Amazon afferma che le tariffe pagate dai suoi impianti devono coprire l’energia e gli aggiornamenti infrastrutturali necessari, evitando che i costi ricadano sulle famiglie. È un principio rilevante, ma la sua efficacia potrà essere verificata solo attraverso contratti, tariffe e valutazioni dei regolatori accessibili al pubblico. Lo stesso Dipartimento dell’Energia, nel suo hub dedicato ai data center, indica dati affidabili e trasparenti come una condizione essenziale per gestire l’espansione dell’AI.
Un miliardo per le comunità, ma serviranno risultati misurabili
Built Together è una componente sostanziale della risposta di Amazon. L’azienda punta a collegare oltre 300.000 studenti a percorsi universitari gratuiti, ampliare i centri di formazione per preparare fino a 100.000 lavoratori all’anno entro la fine del 2028 e finanziare interventi di efficienza in più di 300 scuole ed edifici pubblici e 30.000 abitazioni.
Il programma potrebbe produrre benefici concreti, soprattutto nelle aree rurali o industriali che faticano ad attrarre investimenti. Ma le cifre annunciate rappresentano obiettivi aziendali, non risultati già verificati. Per capire se il fondo sia una vera forma di condivisione del valore, e non soltanto uno strumento reputazionale, occorrerà conoscere la distribuzione geografica delle risorse, i criteri di selezione e gli effetti occupazionali a lungo termine.
Bisognerà inoltre distinguere tra i posti temporanei della fase di costruzione e quelli permanenti richiesti per gestire gli impianti. I data center possono generare investimenti enormi, ma una volta operativi sono strutture altamente automatizzate: il valore per una comunità dipende quindi anche dalle entrate fiscali nette, dai contratti assegnati alle imprese locali e dalla qualità dei percorsi formativi.
Le informazioni che Amazon dovrebbe pubblicare progetto per progetto
- Potenza elettrica richiesta e consumo annuale previsto, distinguendo il carico informatico dal raffreddamento.
- Prelievi e consumi idrici suddivisi per fonte, stagione e singolo sito.
- Costi delle nuove linee, sottostazioni e centrali, con indicazione di chi li sosterrà.
- Incentivi fiscali, imposte versate e valore netto per l’amministrazione locale.
- Emissioni operative, uso dei generatori di emergenza e provenienza dell’elettricità.
- Numero di posti temporanei e permanenti, salari medi e quota di assunzioni locali.
- Elenco degli intermediari coinvolti e degli eventuali accordi di riservatezza ancora attivi.
La pubblicazione di indicatori aggregati globali è utile per confrontare l’efficienza nel tempo, ma non basta a rispondere alle domande di chi vive vicino a un nuovo campus. Un dato medio può nascondere differenze significative tra territori, tecnologie di raffreddamento e fonti energetiche. La vera prova del nuovo impegno sarà quindi la disponibilità di informazioni standardizzate, tempestive e verificabili per ogni progetto.
Conclusione: il primo passo è rinunciare al segreto, il secondo è farsi verificare
La decisione di Amazon di non utilizzare più NDA con le agenzie governative è un segnale importante. Riconosce implicitamente che le infrastrutture dell’AI non possono essere trattate come normali operazioni immobiliari: hanno effetti potenzialmente rilevanti sulle reti elettriche, sulle risorse naturali e sui bilanci pubblici.
Ma la fiducia non si ricostruisce con una sola frase o con un fondo, per quanto consistente. Servono dati locali, regole comuni, verifiche indipendenti e consultazioni che inizino prima delle decisioni irreversibili. Se Amazon applicherà questi principi anche ai propri partner e renderà pubblici i numeri essenziali di ogni impianto, la rinuncia agli NDA potrà diventare un precedente per l’intero settore. In caso contrario, rischierà di restare soprattutto una risposta comunicativa a una contestazione ormai nazionale.


