Modelli AI

Claude e i testi di Elvis Presley: Anthropic citata in giudizio per 274 canzoni

I titolari dei diritti contestano sia l'addestramento dell'AI sia le risposte generate dal chatbot

Marco Piscopo
Marco Piscopo27 ottobre 2026
Claude e i testi di Elvis Presley: Anthropic citata in giudizio per 274 canzoni
Foto di Marta Baena Simino da Unsplash

Fino a 41,1 milioni di dollari per 274 canzoni: è la richiesta dei titolari dei diritti su composizioni interpretate da Elvis Presley nella causa depositata il 23 ottobre 2026 contro Anthropic. Sostengono che l'azienda abbia copiato i testi senza autorizzazione per sviluppare Claude e che il chatbot, in alcuni casi, abbia prodotto risposte troppo vicine alle opere originali. Per ora sono accuse, non fatti accertati da un tribunale.

La questione va oltre il catalogo di Elvis: quando un'intelligenza artificiale impara da un'opera protetta e poi ne restituisce una versione riconoscibile, chi deve autorizzarne l'uso? È una domanda che riguarda anche noi in Europa, dove le regole per i fornitori di modelli AI prevedono già obblighi sul rispetto del diritto d'autore e sulla trasparenza dei contenuti usati per l'addestramento.

La causa riguarda i testi delle canzoni, non la voce di Elvis

Nell'atto depositato al tribunale federale della California, i ricorrenti dichiarano di controllare diritti su 274 composizioni musicali registrate da Presley, tra cui «All Shook Up» e «Can't Help Falling in Love». Non stanno contestando una riproduzione della sua voce: al centro della causa ci sono soprattutto i testi e i diritti sulle composizioni, che non coincidono necessariamente con quelli sulla registrazione di un brano.

Secondo i ricorrenti, Anthropic avrebbe acquisito copie delle opere e le avrebbe conservate in un archivio da cui attingere per addestrare successive versioni di Claude. L'addestramento è la fase in cui un modello linguistico, cioè un sistema AI capace di elaborare e generare testo, apprende schemi da grandi quantità di contenuti. L'accusa distingue dunque il momento in cui i testi sarebbero stati raccolti da quello in cui il chatbot risponde agli utenti.

Due usi diversi della stessa opera

Inserire un testo nei materiali di addestramento è diverso dal farlo comparire, interamente o in parte, in una risposta del chatbot. La causa contesta entrambi i passaggi: provarne uno non dimostrerebbe automaticamente anche l'altro.

Cambiare qualche parola potrebbe non bastare

La parte più concreta per chi usa Claude riguarda le risposte. I titolari dei diritti sostengono che il chatbot possa produrre testi riconoscibili anche quando una richiesta non chiede di copiare parola per parola: nella loro ricostruzione, alcune riscritture conserverebbero struttura e passaggi caratteristici delle canzoni. È la differenza tra prendere ispirazione da una ricetta e servirne una quasi identica cambiando soltanto il nome degli ingredienti. Sarà il tribunale, non il chatbot né i ricorrenti, a valutare gli esempi presentati.

L'atto aggiunge altre due contestazioni: la presunta elusione delle protezioni usate per controllare l'accesso alle opere e la presunta rimozione di informazioni che ne identificano autori e titolari dei diritti. Queste accuse spiegano perché la posta economica complessiva indicata nella causa superi i 41,1 milioni di dollari richiesti per la sola violazione del copyright. Non è un risarcimento già stabilito: sono somme richieste dai ricorrenti, subordinate all'esito del processo.

Una causa non è una sentenza

L'atto descrive la versione dei titolari dei diritti. Non dimostra da solo come siano stati acquisiti tutti i testi contestati, né che ogni risposta attribuita a Claude costituisca una violazione.

Anthropic contesta le accuse: il nodo è il mercato delle licenze

Anthropic ha respinto le contestazioni e ha detto al Los Angeles Times che intende difendersi pienamente. La sua posizione nella nuova causa non va confusa con una risposta già data dal tribunale: il procedimento è appena iniziato e le diverse accuse dovranno essere esaminate.

Per gli editori musicali il rischio economico è chiaro: se un chatbot fornisce testi o adattamenti al posto di un servizio autorizzato, la licenza perde valore. Per le aziende AI, invece, la questione è capire quali utilizzi dei contenuti siano consentiti nello sviluppo dei modelli e quali richiedano un accordo. Il caso Elvis non risolverà da solo questa tensione, ma mette alla prova un confine che finora è stato facile ignorare: un'opera può entrare in un sistema come dato e uscirne come prodotto concorrente.

Anche in Italia conta sapere da dove arriva una risposta AI

Nell'Unione europea, l'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, richiede ai fornitori di modelli di uso generale una politica per rispettare il diritto d'autore e una sintesi pubblica dei contenuti impiegati nell'addestramento. Non significa che la causa americana determinerà automaticamente ciò che è lecito in Italia: significa che anche qui la provenienza delle opere usate dall'AI è una questione concreta, non soltanto teorica.

Per chi usa un chatbot per scrivere una canzone, preparare un video o pubblicare contenuti, la cautela pratica è non considerare «originale» un testo solo perché compare in una risposta generata dall'AI. Claude può suggerire parole nuove; stabilire se quelle parole appartengano davvero a un'opera nuova è un'altra storia.

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