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Opera presenta WebAI per usare modelli AI locali direttamente nel browser

La proposta punta a far funzionare l'AI sui dispositivi degli utenti, senza dipendere sempre dal cloud

Roberto Felicetti
Roberto Felicetti27 ottobre 2026
Opera presenta WebAI per usare modelli AI locali direttamente nel browser
Foto di BoliviaInteligente da Unsplash

Un sito potrebbe riassumere un documento con l'intelligenza artificiale senza inviarne il contenuto a un servizio AI remoto. È la possibilità che Opera vuole rendere più semplice con WebAI, una proposta per far usare alle pagine web modelli AI eseguiti sul dispositivo dell'utente. Secondo TechCrunch, una prima anteprima è disponibile in Opera One e richiede l'attivazione volontaria.

La notizia non è semplicemente «un altro chatbot nel browser». Opera prova a spostare una scelta importante — quale AI usare e dove farla lavorare — dal fornitore del sito verso il browser e la persona che lo utilizza. Per noi in Italia e nel resto d'Europa, il punto è concreto: quando leggiamo, scriviamo o lavoriamo online, sapere se un testo viene elaborato sul nostro computer oppure inviato altrove può cambiare il modo in cui decidiamo di usare un servizio.

WebAI vuole dare ai siti un'AI senza obbligarli a scegliere il modello

Un modello AI è il sistema che analizza informazioni e produce risultati, per esempio un riassunto. Nella proposta di Opera, un sito potrebbe chiedere al browser di generare testo, classificare contenuti o individuare relazioni tra informazioni; il lavoro verrebbe svolto da un modello locale, anziché da un server remoto. È un po' come usare una funzione già disponibile sul proprio computer invece di spedire ogni documento a un ufficio esterno.

Opera descrive WebAI come indipendente da un singolo modello: tra gli esempi riportati da TechCrunch ci sono Gemma di Google e, sui Mac, il modello di base eseguito sul dispositivo da Apple. I modelli a pesi aperti rendono disponibili i parametri appresi durante l'addestramento, ma non per questo sono necessariamente software completamente aperto. Per ora è più preciso parlare di proposta di standard che di regola già adottata da tutti i browser.

Che cosa significa «AI locale»

Significa che l'elaborazione del modello avviene sul dispositivo dell'utente. Non significa automaticamente che ogni dato della pagina resti privato: il sito può avere propri sistemi di raccolta e trasmissione delle informazioni.

Opera non parte da zero, ma la novità è aprire l'AI ai siti

Opera sperimentava già i modelli locali nel 2024. In un annuncio pubblicato quell'anno, l'azienda dichiarava il supporto a oltre 2.000 varianti appartenenti a più di 60 famiglie di modelli. È un dato storico comunicato da Opera, non una misura delle prestazioni attuali né una garanzia che ogni modello funzioni bene su qualunque computer.

La differenza è nell'ambizione: non offrire soltanto un assistente integrato nel browser, ma uno strumento che anche gli sviluppatori dei siti possano usare. Opera ha avviato l'anteprima su Opera One e prevede di estenderla a Opera GX e Opera Neon, senza indicare nell'articolo di TechCrunch una data precisa per questi due browser. Finché il supporto resta limitato, però, uno sviluppatore non può dare per scontato che la stessa funzione sia disponibile a tutti i visitatori.

La privacy migliora solo se il controllo è reale

Elaborare un testo sul dispositivo può evitare di inviarlo al fornitore di un servizio AI. Ma locale non è sinonimo di automaticamente sicuro: conta quali contenuti una pagina può far analizzare al modello, quali permessi riceve e se altri dati vengono comunque trasmessi dal sito. Nel suo rapporto sul web nell'era dell'AI, il World Wide Web Consortium (W3C), l'organizzazione che coordina molti standard del web, indica proprio il controllo degli utenti, la privacy e la sicurezza tra le questioni da affrontare per l'AI nel browser.

C'è poi il costo meno visibile: far lavorare il modello sul proprio computer richiede risorse del dispositivo, perciò velocità e praticità dipenderanno anche dall'hardware disponibile. La promessa di WebAI sarà convincente non quando un sito potrà semplicemente dire di usare «AI locale», ma quando chi lo visita potrà capire con chiarezza quale modello sta lavorando e dove finiscono i suoi dati.

Un limite da tenere presente

L'anteprima di WebAI non equivale a uno standard già supportato da tutti i browser. Inoltre, eseguire un modello sul dispositivo può incidere sulle prestazioni del computer.

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