Anthropic testa i worm AI sui dispositivi smart: cosa ha dimostrato davvero
Un modello AI ha funzionato su 15 TV box, ma il worm capace di diffondersi da solo resta un'ipotesi.


Una rete di 15 piccoli TV box da circa 55 dollari ciascuno è riuscita a far funzionare un modello di intelligenza artificiale. È un risultato che riguarda anche chi ha dispositivi smart in casa: mostra che, almeno in laboratorio, la capacità di calcolo necessaria non deve per forza trovarsi in un grande centro dati. Anthropic ha pubblicato l'esperimento il 12 ottobre 2026, precisando però che non ha creato un worm AI capace di infettare e replicarsi autonomamente sui dispositivi domestici reali.
Un worm è un programma malevolo che passa da un dispositivo all'altro senza che qualcuno debba installarlo ogni volta. Qui la possibilità studiata è più particolare: portare con sé anche il modello AI, cioè il software che interpreta informazioni e decide quali operazioni tentare. La distinzione decisiva è tra aver provato alcuni passaggi e aver dimostrato che funzionano tutti insieme nel mondo reale.
Come potrebbe funzionare un worm AI senza un server centrale
Un assistente come quelli usati ogni giorno può affidare i calcoli a server remoti. Nello scenario esaminato da Anthropic, invece, un modello potrebbe essere eseguito direttamente sui dispositivi compromessi. I suoi pesi — i dati numerici appresi durante l'addestramento e necessari al funzionamento — viaggerebbero insieme al programma che lo avvia. Togliere di mezzo un unico server renderebbe più difficile interrompere l'intera rete spegnendo un solo punto.
Il problema è che un singolo apparecchio economico può avere poca memoria. Anthropic ha quindi suddiviso un modello chiamato Gemma4-26B-A4B fra 15 TV box Android, ognuno dei quali ne conservava una parte. È come distribuire i capitoli di un manuale fra quindici persone: nessuna possiede il volume intero, ma possono consultarlo collaborando. Questo lavoro comune si chiama inferenza distribuita, ossia esecuzione di un modello ripartita fra più macchine.
Il sistema ha prodotto circa 0,39 token al secondo; un token è una piccola unità di testo elaborata dal modello. Non è una velocità paragonabile a quella di una normale conversazione con un chatbot, ma per un programma che procede per ore potrebbe comunque essere utile. La dimostrazione prova che quei dispositivi possono collaborare nel calcolo: non prova che sappiano infettare altri dispositivi.
Che cosa significa «decentralizzato»
Significa che il lavoro è distribuito fra più dispositivi anziché dipendere da un unico computer. Non significa che qualunque elettrodomestico smart possa già eseguire o diffondere un modello AI.
I test sulla propagazione e il passaggio ancora mancante
Anthropic ha verificato separatamente un'altra parte della catena: individuare macchine in una rete di prova, trasferire il programma e predisporre su ciascuna l'esecuzione di un modello. In una rete isolata di otto macchine che simulavano Android, GLM-5.2 ha raggiunto tutti gli otto nodi in quattro prove su cinque e sette nodi nella quinta. È un risultato notevole, ma le condizioni erano volutamente semplificate.
L'accesso alle macchine avveniva attraverso una porta di Android Debug Bridge (ADB), un'interfaccia usata per comunicare con e gestire dispositivi Android, lasciata senza autenticazione. Inoltre GLM-5.2 eseguiva i propri calcoli su un server separato: sulle macchine raggiunte veniva predisposto un altro modello, Llama3.1-8B, non una copia di GLM-5.2 in esecuzione autonoma. In pratica, i ricercatori hanno verificato se un coordinatore capace sapesse organizzare il trasloco, non se il traslocatore potesse vivere e ripartire da ogni nuova casa.
È qui che si trova il limite principale: Anthropic non ha mostrato un piccolo modello che trovi da solo dispositivi domestici reali, vi entri, si avvii e ripeta indefinitamente il ciclo. La sua previsione secondo cui modelli abbastanza piccoli potrebbero raggiungere le capacità necessarie entro la fine del 2026 deriva da una tendenza nelle prestazioni generali, non da una prova di propagazione reale né da una scadenza certa.
Non abbiamo ancora un replicatore autonomo completo fuori controllo.
La previsione non è un'infezione osservata
I risultati sui TV box fisici e quelli sulla propagazione nella rete simulata provengono da test diversi. Unirli nel racconto non equivale ad averli uniti in un worm funzionante.
Perché le reti di dispositivi smart meritano attenzione
Il rischio non nasce con l'AI. Nelle sue indagini sulla rete di dispositivi compromessi chiamata Kimwolf, la società di sicurezza Synthient ha stimato oltre due milioni di apparecchi infettati, soprattutto dispositivi Android. Kimwolf non dimostra l'esistenza del worm immaginato da Anthropic: dimostra che un numero enorme di prodotti connessi può già finire sotto il controllo di un programma malevolo.
Un worm AI potrebbe distinguersi da uno tradizionale perché tenterebbe di adattare le proprie operazioni a macchine diverse, anziché seguire soltanto istruzioni fisse per un bersaglio preciso. Anthropic ha osservato alcuni segnali di questa flessibilità nei test di configurazione, ma non ha verificato che una rete simile sappia eludere i difensori una volta libera su Internet. C'è anche un limite pratico: far passare copie di un modello e far comunicare continuamente i dispositivi richiederebbe tempo e produrrebbe traffico di rete potenzialmente riconoscibile.
Per l'Italia non è un problema remoto solo perché la ricerca arriva dagli Stati Uniti. Secondo Eurostat, nel 2024 il 70,9% delle persone tra 16 e 74 anni nell'Unione europea usava almeno un dispositivo connesso; il 57,9% usava una TV collegata a Internet. Sono dati europei, non una misura delle infezioni né una stima riferita alle sole famiglie italiane, ma spiegano perché la sicurezza dei prodotti smart riguarda anche noi.
Le difese utili oggi, senza aspettare un worm AI
La prima difesa è ridurre le occasioni d'ingresso, anche contro le minacce già esistenti. La Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) statunitense raccomanda di sostituire le password preimpostate, installare gli aggiornamenti di sicurezza e rimpiazzare i prodotti che non ricevono più supporto. Per una casa, questo significa controllare non soltanto telefono e computer, ma anche router, telecamere e dispositivi collegati al televisore.
Un controllo pratico dei dispositivi connessi di casa
- Elenca i dispositivi collegati al Wi-Fi, compresi TV box, telecamere e apparecchi usati di rado.
- Cambia le password di fabbrica e usa credenziali diverse per router e dispositivi, dove previsto.
- Installa gli aggiornamenti disponibili e verifica se il produttore continua a fornire correzioni di sicurezza.
- Disattiva le funzioni di gestione remota o di debug che non utilizzi.
- Quando il router lo consente, valuta una rete separata per i dispositivi smart, distinta da quella dei computer personali.
Una parte della responsabilità spetta ai produttori. Il Cyber Resilience Act dell'Unione europea introduce requisiti di sicurezza per molti prodotti digitali: gli obblighi principali si applicheranno dall'11 dicembre 2027, mentre quelli di segnalazione di vulnerabilità attivamente sfruttate e incidenti gravi si applicano dall'11 settembre 2026. La legge non rende sicuro all'istante ogni apparecchio già presente nelle nostre case; rende però più importante chiedere, prima di acquistare, per quanto tempo un prodotto riceverà aggiornamenti.
Il worm AI domestico descritto da Anthropic, per ora, è una possibilità studiata e non un'infezione dimostrata. Le password lasciate com'erano e gli apparecchi senza aggiornamenti, invece, sono problemi su cui possiamo intervenire già oggi: quando hai controllato l'ultima volta il TV box collegato al tuo televisore?


