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LibreOffice fa dell’assenza di AI una funzione: privacy prima di tutto

La suite open source rinuncia all’AI preinstallata, ma lascia spazio a estensioni e modelli locali.

Giulia Piretti
Giulia Piretti
6 ottobre 2026·6 min di lettura
LibreOffice fa dell’assenza di AI una funzione: privacy prima di tutto
Foto di Vitaly Gariev da Unsplash

Mentre i principali produttori di software cercano di inserire assistenti generativi in ogni schermata, LibreOffice ha scelto una direzione diversa: l’intelligenza artificiale non farà parte della configurazione predefinita della suite. Non per ostilità verso la tecnologia, ma perché, secondo The Document Foundation, le soluzioni disponibili non rispettano ancora tutte le condizioni necessarie in materia di privacy, controllo e interoperabilità.

La posizione, rilanciata il 6 ottobre 2026 da TechCrunch, trasforma quella che altrove potrebbe apparire come una funzione mancante in una precisa promessa di prodotto: documenti, prompt e contenuti non vengono inviati automaticamente a servizi esterni. L’AI resta possibile, ma deve essere una scelta consapevole dell’utente, non un componente imposto dall’interfaccia.

Non è un rifiuto dell’AI, ma una regola sul comportamento predefinito

La distinzione fondamentale riguarda il concetto di default. The Document Foundation non sostiene che l’AI generativa sia sempre inutile o incompatibile con LibreOffice. Afferma invece che una suite utilizzata in scuole, ospedali, studi legali, aziende e amministrazioni pubbliche non dovrebbe collegare automaticamente i documenti a un fornitore esterno.

Nel suo documento programmatico sull’AI, la fondazione elenca una serie di requisiti che un’eventuale integrazione ufficiale dovrebbe rispettare. Oggi, secondo il progetto, nessuna soluzione è in grado di soddisfarli tutti per l’intero ciclo di supporto di una versione.

Le condizioni poste da LibreOffice per integrare l’AI

  • L’utente deve poter scegliere se eseguire il modello sul computer, su una propria infrastruttura o presso un servizio esterno.
  • Nessun contenuto deve lasciare il dispositivo senza un’autorizzazione esplicita.
  • L’integrazione non deve introdurre telemetria o raccolta dei dati di utilizzo.
  • Le interfacce devono supportare più modelli e fornitori, evitando la dipendenza da una singola API.
  • I contenuti generati devono conservare struttura e formattazione nel formato aperto ODF.
  • La funzione deve essere installabile, rimovibile e completamente assente per chi non vuole utilizzarla.

Questi criteri spostano il dibattito dalla domanda più semplice — “il programma ha l’AI?” — a una questione più importante: chi decide dove vengono elaborati i dati e con quali regole?

Privacy per architettura, non soltanto per contratto

Un contratto può promettere che i documenti non saranno usati per addestrare un modello. Un sistema completamente locale offre però una garanzia differente: il contenuto non viene trasmesso. È questa la logica adottata da LibreOffice 26.8, distribuito il 26 agosto 2026 per Windows, macOS e Linux.

Nell’annuncio ufficiale della versione 26.8, The Document Foundation precisa che la suite non contiene funzioni di AI generativa, non invia documenti a servizi remoti per elaborarli e non richiede una connessione di rete per funzionare. La scelta è particolarmente rilevante quando i file contengono cartelle cliniche, atti giudiziari, dati degli studenti, contratti o informazioni commerciali riservate.

Che cosa significa inferenza locale

L’inferenza è il processo con cui un modello genera una risposta. Se avviene localmente, testo e documenti possono essere elaborati sul computer dell’utente senza essere inviati a un server cloud. Restano comunque da valutare sicurezza dell’estensione, provenienza del modello e risorse hardware necessarie.

La cautela di LibreOffice trova riscontro anche nelle indicazioni delle autorità europee. Nella guida aggiornata sull’AI generativa, il Garante europeo della protezione dei dati ricorda che le informazioni personali possono essere trattate attraverso prompt, risultati, inferenze e dati usati nelle diverse fasi del sistema. L’utente potrebbe quindi attivare un trattamento di dati personali semplicemente chiedendo a un assistente di riassumere un documento.

Il vero obiettivo è evitare un nuovo lock-in

La privacy è soltanto una parte della strategia. LibreOffice vuole evitare che l’assistente diventi il nuovo strumento con cui vincolare utenti e organizzazioni a un determinato ecosistema. Se una funzione opera esclusivamente attraverso l’API di una sola società, cambiare fornitore può significare perdere flussi di lavoro, automazioni, cronologie e compatibilità.

Per questo la fondazione chiede interfacce aperte e più backend intercambiabili. Lo stesso principio viene applicato ai documenti: un testo prodotto dall’AI dovrebbe mantenere stili, struttura e semantica nel formato aperto ODF, invece di trasformarsi in un risultato legato a un formato proprietario.

AspettoAI integrata nel cloudApproccio LibreOffice
AttivazionePresente o visibile nell’applicazioneAssente dalla configurazione predefinita
ElaborazionePrevalentemente su infrastrutture del fornitoreLocale o su servizio scelto dall’utente tramite estensioni
FornitoreLegato all’ecosistema della suitePossibilità di usare backend differenti
Controllo aziendaleGestito tramite licenze, account e policy cloudAI eliminabile dall’interfaccia e dalle installazioni gestite
FormatoDipendente dalle scelte della piattaformaCentralità del formato aperto ODF
Il confronto descrive due modelli architetturali generali: le singole piattaforme cloud possono offrire controlli e garanzie differenti.

Una scelta controcorrente in un mercato sempre più orientato agli assistenti

La decisione arriva mentre l’AI diventa sempre più visibile nelle suite commerciali. Nel 2026 Microsoft ha reso Copilot una parte più integrata dell’esperienza di Word, Excel e PowerPoint, con un pulsante collocato direttamente nell’area di lavoro. L’azienda offre comunque la possibilità di nascondere la funzione per gli account personali e mette a disposizione degli amministratori strumenti di controllo.

È importante evitare una contrapposizione semplicistica. I servizi cloud professionali non sono necessariamente privi di protezioni: nella sua documentazione sulla privacy di Copilot, Microsoft afferma che prompt, risposte e dati aziendali raggiunti attraverso Microsoft Graph non vengono usati per addestrare i modelli fondamentali. Le interazioni vengono però elaborate e archiviate secondo le regole del servizio, mentre LibreOffice propone una garanzia architetturale più radicale: nella configurazione standard non esiste alcun processo AI a cui trasmettere il documento.

Il tema non è marginale per le imprese. Il Cisco 2026 Data and Privacy Benchmark Study, basato su oltre 5.200 professionisti in dodici mercati, rileva che il 90% delle organizzazioni ha ampliato il perimetro dei propri programmi di privacy a causa dell’AI. Soltanto il 12%, tuttavia, definisce maturi e proattivi i propri organismi di governance dell’intelligenza artificiale.

Il dato aiuta a comprendere la scelta di LibreOffice: molte organizzazioni stanno adottando l’AI più velocemente di quanto riescano a governarla. Eliminare l’assistente dalla configurazione predefinita riduce la superficie di rischio e permette a responsabili IT e utenti di decidere separatamente se, dove e come introdurlo.

L’AI resta disponibile, ma passa dalle estensioni

Chi desidera utilizzare funzioni generative non è escluso. LibreOffice supporta estensioni di terze parti che possono collegarsi a modelli eseguiti localmente attraverso strumenti come Ollama, LM Studio o endpoint compatibili con le API di OpenAI. In una configurazione locale, il contenuto può rimanere sul dispositivo.

La fondazione avverte però che queste estensioni hanno livelli di maturità differenti e non sono sviluppate o mantenute direttamente dal progetto. Prima di installarle è quindi necessario verificare quale endpoint utilizzano, se inviano telemetria e come il fornitore tratta le informazioni ricevute.

Locale non significa automaticamente sicuro

Un modello eseguito sul computer evita il trasferimento del documento nel cloud, ma un’estensione può comunque avere vulnerabilità o collegarsi a servizi esterni. Aziende e professionisti dovrebbero controllare codice, autorizzazioni, endpoint e politica di aggiornamento.

Una nicchia che può diventare un vantaggio competitivo

L’assenza di AI non sembra aver frenato l’interesse verso la suite. Secondo le statistiche pubblicate da The Document Foundation, LibreOffice 26.8 ha superato 1.031.000 download dalla pagina ufficiale nella prima settimana, il miglior risultato iniziale registrato dal progetto. Il totale non comprende le installazioni distribuite attraverso i repository delle varie distribuzioni Linux.

Il dato non dimostra da solo che gli utenti abbiano scelto LibreOffice per l’assenza di AI. Segnala però che esiste uno spazio concreto per software che privilegia funzionamento offline, standard aperti e controllo locale. In un mercato dove l’intelligenza artificiale viene spesso presentata come inevitabile, offrire un ambiente privo di assistenti può diventare una forma di differenziazione.

Conclusione: il diritto di scegliere anche quando non usare l’AI

LibreOffice non sta dichiarando guerra all’intelligenza artificiale. Sta sostenendo che una tecnologia così potente non debba essere introdotta come impostazione automatica prima che siano chiari il percorso dei dati, il fornitore coinvolto, le modalità di disattivazione e gli effetti sulla portabilità dei documenti.

La posizione potrà cambiare quando modelli aperti e inferenza locale diventeranno più accessibili e maturi. Fino ad allora, la suite continuerà a proporre un principio semplice ma sempre meno comune: un software può innovare anche decidendo di non aggiungere una funzione, soprattutto quando quella rinuncia protegge autonomia, riservatezza e libertà di scelta dell’utente.

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