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DistroKid rimuove brani dopo la causa di Universal Music: coinvolti anche artisti non AI

La stretta sui contenuti sospetti espone un problema per i musicisti: capire perché una canzone sparisce e come contestare la decisione.

Giulia Piretti
Giulia Piretti
11 ottobre 2026·7 min di lettura
DistroKid rimuove brani dopo la causa di Universal Music: coinvolti anche artisti non AI
Foto di unavailable parts da Unsplash

Se ascolti musica in streaming o pubblichi le tue canzoni online, questa vicenda ti riguarda: un brano può scomparire dalle piattaforme non perché sia stato creato con l’intelligenza artificiale, ma perché è finito in una verifica avviata per contrastare abusi e violazioni dei diritti.

DistroKid, il distributore digitale che consegna la musica degli artisti a servizi come Spotify e Apple Music, sta rimuovendo alcune pubblicazioni. Ha confermato a The Verge che le rimozioni sono una risposta alle contestazioni di Universal Music Group (UMG), che ha presentato una causa il 15 settembre 2026. Alcuni musicisti sostengono però che siano stati coinvolti anche brani non generati con AI e lamentano di non aver ricevuto spiegazioni sufficienti.

Il punto non è stabilire che ogni rimozione sia sbagliata: dalle segnalazioni pubbliche non è possibile farlo. La questione è come distinguere un caricamento fraudolento da una pubblicazione legittima e, quando nasce un dubbio, come permettere all’artista di chiarirlo prima che la sua musica resti irraggiungibile.

Dalla causa di UMG alle canzoni scomparse

Nella denuncia depositata in tribunale, UMG accusa DistroKid di favorire la distribuzione di grandi quantità di musica generata automaticamente e di registrazioni che violerebbero i diritti altrui. Secondo l’etichetta, questo flusso può sottrarre ascolti e ricavi ai titolari dei diritti. Sono accuse di una parte in causa, non fatti già accertati da una sentenza.

Per illustrare la scala del fenomeno, UMG cita nella denuncia l’account «Lofi Chill», al quale attribuisce 4.562 brani pubblicati nell’arco di dodici mesi. Il numero è un elemento dell’argomentazione presentata da UMG: da solo non dimostra che ogni traccia sia illecita, né spiega perché altri musicisti abbiano visto sparire le proprie pubblicazioni.

La causa non riguarda tutta la musica creata con AI

Nel proprio atto, UMG precisa di non contestare la distribuzione di musica generata con intelligenza artificiale quando tale caratteristica è dichiarata. Le sue accuse si concentrano su contenuti ritenuti ingannevoli, pubblicati in massa o lesivi dei diritti altrui. ([musicbusinessworldwide.com](https://www.musicbusinessworldwide.com/files/2026/09/Stamped-Complaint-UMG-DistroKid.pdf))

Che cosa raccontano gli artisti coinvolti

Il musicista McGwire ha raccontato a The Verge che sei suoi brani sono stati rimossi dai servizi di streaming. A suo dire, DistroKid non lo aveva avvisato né prima né dopo la rimozione, e ha dovuto contattare l’azienda per cercare una spiegazione. Tra i brani interessati c’è una cover di Stevie Wonder per la quale McGwire afferma di possedere una licenza.

Nel resoconto compaiono problemi diversi: la licenza di una cover, l’uso di una base acquistata e una contestazione relativa a un sample, cioè un frammento di una registrazione incorporato in un nuovo brano. Non sono situazioni equivalenti e non si può stabilire dall’esterno quale verifica abbia prodotto ciascuna rimozione. È proprio questa mancanza di informazioni specifiche, più che il controllo in sé, a rendere difficile una risposta documentata.

Anche altri artisti intervistati da The Verge descrivono rimozioni senza un chiarimento soddisfacente. Le loro testimonianze non costituiscono una misura del numero complessivo di brani coinvolti, dato che al momento non risulta pubblicato. Mostrano però l’effetto pratico di una decisione opaca: chi ha creato la musica non sa quale documento presentare per risolvere il problema.

Perché l’industria musicale intensifica i controlli

Il volume dei caricamenti spiega parte della pressione sui distributori. Deezer ha riferito che, nei giorni di picco di giugno 2026, le tracce interamente generate con AI hanno superato il 50% delle nuove consegne ricevute dalla piattaforma, avvicinandosi a 90.000 brani al giorno. È un dato relativo a Deezer e ai nuovi caricamenti, non la percentuale di tutta la musica ascoltata né una stima delle violazioni del diritto d’autore.

Spotify ha dichiarato nel settembre 2025 di aver rimosso oltre 75 milioni di tracce considerate spam nei dodici mesi precedenti. Anche qui la distinzione conta: «spam» non significa automaticamente «musica creata con AI». La categoria comprende, secondo Spotify, tattiche come caricamenti massivi, duplicati e tentativi di manipolare la ricerca o le raccomandazioni.

Si può pensare alla distribuzione musicale come a un magazzino che riceve milioni di pacchi: controllare ciò che entra è necessario, ma un filtro che blocca un pacco deve permettere di capire se il problema è l’etichetta, il contenuto o un errore di identificazione. Applicato alle canzoni, questo significa distinguere la generazione artificiale dalla frode, dall’imitazione non autorizzata e dalle controversie sulle licenze.

AI, cover e sample: tre verifiche da non confondere

La politica pubblicata da DistroKid consente di distribuire musica realizzata con strumenti di AI. Richiede però che chi carica il brano abbia i diritti necessari e vieta, tra l’altro, l’imitazione non autorizzata dell’identità altrui e i caricamenti prodotti in massa per manipolare le piattaforme. Usare AI, quindi, non comporta di per sé la rimozione; allo stesso modo, non usarla non risolve automaticamente un’eventuale disputa sui diritti.

Una cover è una nuova esecuzione e registrazione di un brano scritto da altri. Un sample, invece, riutilizza una porzione di una registrazione già esistente: è come la differenza tra reinterpretare una ricetta e incorporare nel proprio piatto un ingrediente già preparato da qualcun altro. DistroKid chiarisce che la procedura prevista per le cover non autorizza automaticamente l’uso di sample appartenenti ad altri.

Questa distinzione è essenziale per valutare le testimonianze degli artisti. Un brano può essere eseguito interamente da esseri umani e avere comunque una questione aperta sulla licenza di un campione; un altro può impiegare strumenti di AI rispettando le regole dichiarate dal distributore. Trattare tutti i casi come un’unica «pulizia della musica AI» non aiuterebbe a individuare né gli abusi né gli errori.

Il problema dei falsi positivi e delle spiegazioni mancanti

Un falso positivo è un contenuto legittimo segnalato per errore come problematico: l’equivalente di una normale email finita nella cartella dello spam. Nel caso di una canzone, la conseguenza può essere più difficile da gestire, perché il musicista deve capire quale passaggio contestare: l’identificazione della registrazione, una licenza, i dati associati al brano o una regola del servizio di streaming.

Non sappiamo se i casi raccontati dagli artisti siano falsi positivi: mancano gli elementi per verificarli uno per uno. Proprio per questo una comunicazione utile dovrebbe indicare almeno il brano interessato, la categoria del problema e il canale per fornire documenti o chiedere una revisione. Una risposta generica lascia invece il musicista a tentare soluzioni alla cieca, compreso un nuovo caricamento che potrebbe non risolvere la contestazione originaria.

Non tutte le rimozioni seguono la stessa procedura

La procedura per contestare una specifica segnalazione di copyright non va considerata automaticamente valida per ogni rimozione decisa dal distributore o da una piattaforma di streaming. Prima di inviare dichiarazioni formali, occorre farsi precisare il motivo del blocco.

Cosa può fare un musicista se un brano viene rimosso

La prima mossa è conservare le informazioni della pubblicazione: file audio originale, data di uscita, comunicazioni ricevute, eventuali licenze e International Standard Recording Code (ISRC), il codice che identifica una specifica registrazione. Secondo il centro assistenza DistroKid, l’ISRC compare accanto al brano nella pagina della pubblicazione accessibile dalla propria dashboard.

Le verifiche utili prima di contestare una rimozione

  • Annotare quali brani sono scomparsi e da quali servizi, conservando schermate e comunicazioni.
  • Chiedere a DistroKid il motivo specifico della rimozione e se riguarda copyright, regole dello store o un’altra verifica.
  • Raccogliere prove pertinenti: licenza della cover, autorizzazione per un sample, contratto relativo a una base o file di progetto.
  • Evitare di inviare una contestazione formale o ricaricare il brano prima di aver capito quale problema viene contestato.

Per il caso specifico di una rimozione dovuta a un reclamo sul copyright, DistroKid indica una contro-segnalazione conforme al Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la legge statunitense che disciplina anche alcune procedure di contestazione online. Avverte che dichiarazioni false possono avere conseguenze e che, dopo una contro-segnalazione valida, deve attendere dieci giorni lavorativi prima di poter ripristinare o consentire di ricaricare il contenuto. Il servizio di streaming potrebbe comunque decidere di non ripristinarlo secondo le proprie regole.

Cambiare distributore non è una scorciatoia sicura se esiste una contestazione irrisolta sui diritti. Se invece un trasferimento è appropriato, la guida di DistroKid sul passaggio tra servizi raccomanda di mantenere gli stessi file audio e dati della pubblicazione, compresi gli ISRC, per favorire la conservazione degli ascolti e della presenza nelle playlist. Precisa però che il risultato non è garantito.

La sfida per DistroKid non è solo rimuovere, ma rendere conto

La causa di UMG e i racconti degli artisti mettono DistroKid davanti a due esigenze legittime che possono entrare in tensione. La prima è impedire che caricamenti ingannevoli o non autorizzati raggiungano milioni di ascoltatori; la seconda è evitare che chi pubblica musica regolarmente perda l’accesso al proprio pubblico senza sapere perché. I dati diffusi da Deezer e Spotify spiegano perché i controlli siano diventati più pressanti, ma non giustificano da soli decisioni incomprensibili per chi le subisce.

Una risposta credibile richiederebbe motivazioni circostanziate, possibilità di presentare prove e procedure distinte per errori di identificazione, controversie sul copyright e violazioni delle regole delle piattaforme. Non significa promettere che ogni brano rimosso tornerà online. Significa fare in modo che il controllo non diventi, per i musicisti indipendenti, una porta chiusa senza spiegazioni.

Nota sulle fonti: per le pagine del centro assistenza DistroKid che non riportano una data editoriale, la data indicata nell’elenco seguente è quella di consultazione, 11 ottobre 2026.

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